About me

Le mie foto
.m.
che poi a descriversi si fanno solo delle gran figure di merda, sempre.
Visualizza il mio profilo completo

lunedì 6 aprile 2009

Poveri diavoli, noi

(tratto da Un destino ridicolo, Fabrizio De Andrè Alessandro Gennari)
"Perché noi poveri diavoli, voglio dire la maggior parte di noi non è capace di accorgersi dei miracoli! E invece quelli col cervello fino che hanno studiato, quelli sì che se ne accorgono, e anche la più piccola occasione per cambiargli la vita o anche soltanto l'umore di una giornata non se la lasciano scappare, la sfruttano."
Con un sorriso di artefatta benevolenza il sacerdote si rivolse al pastore, alzando la voce: "Allora lei conviene che c'è del vero nel detto: 'Aiutati che il ciel t'aiuta'?"
"Certo che è vero - rispose con foga il pastore - infatti può capitare che in un momenti brutto, che ti senti perduto, ti senti, che ti sembra di essere una goccia di unto dentro a un barattolo di smacchiatore, succede qualcosa che ti solleva l'umore, diciamo pure un piccolo miracolo, ma è un miracolo che capita ai vivi quando sono vivi, non ai morti, che se sono morti vuol dire che il miracolo ha fatto poco effetto, ha fatto..."
Parlare lo faceva sudare più della zappa, e specialmente con quella gente coltivata e composta che sembrava esaminare ogni parola che gli usciva di bocca. Ma voleva dimostrare che se l'istruzione pesa un etto, l'intelligenza può arrivare al chilo, e lui che a dialogare era poco abituato, a meditare aveva dedicato quasi tutta la vita, trascorsa fin dall'infanzia ad attraversare le stagioni preceduto dalle sue greggi.



è da due giorni che ci penso, a noi poveri diavoli.
e dopo la gita a Genova, dopo quei vicoli e il vento salmastro col cielo aperto d'azzurro che mi ha fatto sentire quasi come a Cagliari, e un trasloco importante e.
beh, dopo tutto questo che se lo elenco chissà che noia, penso di essere in fondo una persona semplice.
e il mio cercare di complicarmi in questi anni mi ha regalato la distonia emotiva che ha permesso che mi sentissi costantemente "fuori luogo" come un pesce sull'asfalto, riverso.
ed ora la voglio recuperare la mia semplicità, senza sentirmi da meno rispetto a chi sceglie le scaglie grigie della vita cittadina, della carriera e delle priorità che io non capisco.
perché poi quando succede che la terra trema e si mangia le madri che di corpo fanno scudo ai loro figli, penso:
non mi interessa essere qualcuno, arrivare a chissà quale traguardo, non mi interessano le gratificazioni di polistirolo e professionalità. sono le persone, la mia priorità. sono i rapporti umani, quelle relazioni che molte volte le rincorse, gli orari che portano puntuali distress e distanza, strizzano e sgretolano. sono qui ora e non ho più voglia di sentirmi come sabbia tra le dita. non ho intenzione di aspettare chissà quali drammatiche prova d'assenza per impugnare il pensiero che pulsa le tempie: "perché non ho scelto di vivermi questa relazione? questa terra?"
e non voglio più arrivare al punto di rimpiangere le scelte mancate.
siamo persone fortunate e vogliamo non sprecare i piccoli miracoli.
In qualche modo io credo che i miracoli esistano qui, su questa terra.
Pochi se ne accorgono.
Di quel che accade fuori di questa terra non sono informato.
(Eugenio Montale, Autointervista, 1971)





1 cra cra:

mIsi@Mistriani ha detto...

stessi pensieri[mentre la terra mangia le madri che fanno da scudo ai loro figli]

che tragedia immensa[nella mia terra]