About me

Le mie foto
.m.
che poi a descriversi si fanno solo delle gran figure di merda, sempre.
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venerdì 28 novembre 2008

Charles e Geremia

5 cra cra

Lamentele infime e triviali,
costantemente ripetute,
possono far ammattire un santo,
per tacere di un bravo ragazzo
qualunque ( me)
e il peggio è che chi
si lamenta
nemmeno si accorge di farlo
a meno che non glielo dici
e perfino se glielo dici
non ci crede.
e così non si conclude
niente
ed è solo un altro giorno
sprecato,
preso a calci,
mutilato
mentre il Buddha
siede nell´angolo
e sorride.


Charles Bukowski

(grazie a mia sorellina ho scoperto questa poesia stupenda di Buk. che ora mi arriva in testa come una secchiata di ghiaccio. la voglio lasciare qui, insieme ai residui di cenere dopo una serata di chiacchiere. la lascio qui per tornare a leggere ogni tanto... grazie!)

e ora mi dirigo, scansando la pioggia, verso uno dei binari che arriverà direttamente a milano centrale.
direttamente.
(credo che ormai non potrei più fare a meno del mio amato 50ino, ma sto iniziando a sentire la forte necessità di questo splendido 105mm, non lo trovate adorabile? ^_^)





mercoledì 26 novembre 2008

History of violence

0 cra cra

The violence asleep in the depht of your soul
questa foto per gentilissima concessione di Amir el Mayordomo

La violenza è insita in noi anche quando non viene compiutamente espressa. Ho ucciso più gente sognando a occhi aperti alla fermata del tram che la politica estera americana dal dopoguerra a oggi.

[Alfredo Accatino, L'ilare Ilaria. Penguin's, 1996.]


poi -forse- ci torno qui.
avrei un feto di altri pensieri che ancora non si è ben formato.
ne aspetto lo sviluppo, intanto vi dò l'idea.
(ogni volta che guardo questa foto, o anche altre di Amir, sospiro: il desiderio di fare paciugate con la pellicola e con il relativo sviluppo, preme e scalcia...)





martedì 25 novembre 2008

sometimes I would be more reticent

2 cra cra

Did you know?

reticent • \RET-uh-sunt\ • adj
1 : inclined to be silent or uncommunicative in speech : reserved 2 : restrained in expression, presentation, or appearance 3 : reluctant

"Reticent" first appeared about 170 years ago, but the "reluctant" sense of "reticent" is a mid-20th century introduction. Though it is now well-established, this newer sense bothers some people, particularly because it has veered away from the word's Latin origins -- "reticent" is from the verb “reticēre,” meaning "to keep silent." But there is some sense in the way the newer meaning developed. We first tended to use the "reluctant" sense of "reticent" when the context was speech (as in "reticent to talk about her past"), thus keeping the word close to its "silent" sense. Eventually, however, exclusive association with speech was abandoned. Now one can be "reticent" to do anything.

On the other hand, in Italian ...



e ricordando Castaneda, stanotte:
«"Ogni volta che il dialogo interno si interrompe, il mondo sprofonda e affiorano straordinarie sfaccettature di noi, come se fossero state fino a quel momento tenute nascoste dalle nostre parole. Tu sei così come sei poiché affermi che sei appunto così".
"Come sai," disse don Juan, "il punto capitale per la stregoneria è il dialogo interno: è la chiave di tutto. Quando un guerriero ha imparato a interromperlo, tutto diviene possibile; i progetti più improbabili diventano fattibili".
"La via d'accesso a tutte le esperienze bizzarre e misteriose che hai avuto di recente, è stata la tua capacità di smettere di parlare a te stesso."»
(Carlos Castaneda, L'Isola del Tonal, pagg. 69 e 144)
«Ogni qualvolta parliamo di noi e del nostro mondo, il mondo rimane sempre come dovrebbe essere. Con questo nostro dialogo lo rinnoviamo, gli infondiamo vita, lo puntelliamo. Non solo: è mentre parliamo a noi stessi che scegliamo le nostre strade. Ripetiamo quindi le stesse scelte fino al giorno della morte, perché fino a quel giorno continuiamo a ripeterci le stesse cose.
Un guerriero è consapevole di questo atteggiamento e si sforza di fermare il suo dialogo interiore. Questa è l'ultima cosa che devi sapere se vuoi vivere come un guerriero.»

«Innanzitutto devi usare le orecchie per togliere agli occhi una minima parte del loro fardello. Dal momento in cui siamo nati usiamo i nostri occhi per giudicare il mondo. Parliamo agli altri e a noi stessi principalmente di ciò che vediamo. Un guerriero ne è consapevole e ascolta il mondo; ascolta i suoni del mondo.»

«Il tuo problema è che confondi il mondo con ciò che le persone fanno, e anche in questo non sei il solo: tutti noi ci sbagliamo. Le azioni che le persone compiono sono scudi contro le forze circostanti; ciò che facciamo in quanto individui ci conforta e ci fa sentire al sicuro; ciò che la gente fa è veramente molto importante, ma solo come scudo. Non impariamo mai che le cose che facciamo in quanto persone sono solo scudi e permettiamo che dominino e scuotano la nostra vita. In effetti, potrei affermare che per l'umanità quello che fa la gente è più grande e importante del mondo stesso.»

«Il mondo è tutto ciò che qui è racchiuso.» disse, e calpestò il suolo. «Vita, morte, persone, gli alleati e tutto quello che ci circonda. Il mondo è incomprensibile. Non lo capiremo mai e non penetreremo mai i suoi segreti. Dobbiamo di conseguenza prenderlo per quello che è: un mistero insondabile!
Ma l'uomo comune non fa questo: il mondo non è mai un mistero per lui, e quando arriva alla vecchiaia è convinto che non ci sia più nulla per cui valga la pena di vivere. Un vecchio non ha esaurito il mondo, ha esaurito solo ciò che la gente fa, ma nella sua stupida confusione crede che il mondo non abbia più misteri per lui. Che prezzo infelice dobbiamo pagare per i nostri scudi!
Un guerriero è consapevole di questa confusione e impara a trattare le cose in modo appropriato. In nessuna circostanza ciò che gli esseri umani fanno può essere più importante del mondo. Un guerriero, quindi, considera il mondo un mistero infinito e le azioni degli uomini un'infinita follia.»
(Carlos Castaneda,: Una Realtà Separata, Rizzoli, pagg. 277-280)

perciò vorrei smettere per un po' con tutte queste parole inutili.
(ho rovistato scatole sperando in una fototessera, in silenzio, e quando ho "parlato" l'ho fatto da sciocca, quand'invece avrei fatto meglio a continuare la mia ricerca)
si può essere così stanchi, certi giorni, da non riuscire a reggere il proprio respiro?
ma capisco la vostra reticenza, la capisco.





lunedì 24 novembre 2008

Porcelain

0 cra cra

Opeth
Porcelain Heart


I, lost all I had
(at April day),
I, turned to my friends
(nothing to say),
I, wrote down a name
(and read it twice),
I, wallow in shame.

I, said that I love
(eternal schemes),
I, cling to my past
(like childish dreams)
I, promised to stay
(and held my grief)
I, went far away.

Icy roads 'neath my feet,
Led me through wastelands of deceit,
Rest your head now, don't you cry,
Don't ever ask the reason why

Kept inside our idle race
Grow seven idols, false embrace
Rest your head now don't you cry
Don't ever ask the reasons why.


(Songwriters: Mikael Akerfeldt and Fredrik Akesson

a ripetizione, non riesco ad ascoltare nient'altro oggi.
ho cominciato con gli Enslaved, sono passata ai Katatonia e poi approdata a questo ultimo degli Opeth.
e continuo ad ascoltare questa, in repeat.





domenica 23 novembre 2008

robbery

6 cra cra


sono riusciti a rubarmi tutto, a parte il pc e la D70, ma in questa città sporca e puzzolente mi hanno rubato tutto e ripetutamente:
il cellulare appena comprato, non ancora pagato
la bici nuova presa con il primo stipendio da 'bibliotecaria civile'
una giacca
una sciarpa
una pashmina
un quotidiano spagnolo di cui avevo letto solo la prima pagina
svariate penne e matite colorate
varie ed eventuali
il portafoglio con tutti i documenti possibili e plastificabili
i soldi freschi di bancomat.
i soldi per un'intera settimana di commissioni per la tesi
compreso un fine settimana in allegria, si spera

che schifo!
ma cosa sta succedendo a bologna?
che fine ha fatto la tranquilla cittadina rossa e gialla?
puf!
annegata nel piscio dei punkabbestia.
affondata nella merda dei loro poveri cani che subiscono l'inutilità dei loro padroni maledetti.
ricoperta dai residui tossici e melmosi di tutti coloro che hanno solo cercato di mungere l'enorme vacca degli studenti emigrati da un povero sud bastardo:
succhiati fino all'ultima goccia, senza nemmeno un grazie in cambio.

e tutte le cazzate burocratiche che dovrò superare per duplicare quei pezzetti plastificati che ti danno un'identità con potere (!) d'acquisto.
ahahahah!
che splendida illusione la vita sociale!

ne ho le scatole piene!
voglio un triangolo d'isola tutta mia!
voglio una bimba a cui leggere le poesie di montale mentre dorme, una piccola casa con giardino piena di gatti e fiori e alberi.
tanti libri e musica e film.
il mare che mi fa la ninna nanna.
voglio il vento a bussare sulle persiane in vecchio legno.
e voglio giorni tranquilli, fuori dal mondo degli altri.
e dentro il mio, con le mie piccole piccole cose.
voglio farmi il pane per il pranzo e il minestrone con le verdure dell'orto zappate da me, a cena.
e un abbraccio che sia sostegno gioco e condivisione.
voglio un'anguria intera e fresca da mangiare all'ombra della veranda, sputando lontani i semi neri.
voglio sporcarmi le suole di terra da scuotere accanto alla porta prima di entrare.
e voglio due occhi buoni in cui rifugiarmi quando piove troppo.

voglio solo respirare serena ad occhi chiusi senza sentire i polmoni pesanti:
di smog
cattivo odore
rumori assordanti
umido grigio
urla e sputi a terra di mille lingue sconosciute, a volte così violente
lattine di birra che rotolano fra i cocci della notte prima
e il vomito di un chi misero che non trattiene gli sbocchi alcoolici.

da questa piccola borsa in cuoio, lavorata a mano, comprata con tanta sorridente gioia ad una bancarella:
alla montagnola si trovano cose d'inestimabile grazia.
eppure da questa borsa, non mi sono accorta nella ressa del cioccofest, tutt'attenta a salvare la D70 dalle grinfie della massa a festa, che mani estranee e leste si rubavano un pezzo della mia vita minuta:
la fototessera di angelo.
il resto si duplica, si recupera.
ma quel minuscolo quadrato di carta fotografica di scarsa qualità non avrà copie:
non ne ho avuto abbastanza cura e preservarla da questa vita di città così ingrata.

(e poi si chiedono perché le cose rotolano giù? beh, anche chi aveva tutto l'incanto in fondo agl'iridi si sta arrendendo ai toni di beige e chi salverà il mondo se si lascia morire quella certa Bellezza?)





domesticōrum

3 cra cra


l'aria tiepida di una piccola casa piena come un uovo di:
cose.
il profumo di caffè onnipresente, appartiene proprio a questi muri.
il gatto raggomitolato sott'al termosifone, sopra il mio vecchio citybag verde e nero:
la caldaia vibra di gas e spinge acqua calda con fare deciso lungo tutte le tubazioni, una rete, un sistema, un impianto poco sotto l'intonaco, nascosto alla prima vista semplice.
il silenzio dei rumori domestici, impagabile:
un rubinetto che goccia a goccia vuole riempire il mondo, da qualche parte si dovrà pure cominciare!, voci indistinte che riecheggiano su per le rampe, le otto rampe di scale condominiali, il ticchettio di qualcosa, forse i mobili svedesi montati alla bell'e meglio che si ritirano e si rilassano al caldo e all'umido?
una porta su un qualche piano che si apre.
e poi si chiude.
i pupazzi di peluche, una presenza costante.
e un telefono che pigro trilla.

toni di giallarancio e rossoterra dappertutto
e i tappeti intrecciati a fare le veci del pavimento.

oggi è vita domestica,
oggi è tutto piano, senz'accenti acuti.
qualcuno vuole un caffè?





sabato 22 novembre 2008

"Tempo di reagire: sii uomo!"

3 cra cra
(prove inclementi con clementine dolci e il 50ino)

il titolo l'ho rubato ad una delle prime vecchie puntate di Ally McBeal...
c'è un retrogusto di mal di gola, s'è affacciato stamane sbatacchiando leggermente sugli infissi provati dal tempo e dal vento del Quinto piano.

è un post in progress, ora esco un altro po'
(la vita quotidiana ha certe incombenze da cui non puoi esimerti)
ma poi torno.
qui: ho delle parole da aggiungere.

intanto il vento fischia:
" Long as I remember
the rain been comin' down
... "


h 2.35 pm
eccomi di nuovo qui.
mi sono resa conto che:
non ho spiegato il titolo...
ehm, è un'esortazione che rivolgo a me stessa:
"Sii uomo!"
=)
e ora preparo il pranzo.



h 1.57 am
re|a|zio||rio
agg., s.m.
CO agg., s.m., che, chi sostiene idee di reazione politica: partito r., gruppo di reazionari | agg., ispirato o improntato alla reazione politica: corrente reazionaria, giornale r.; conservatore, moderato

eppure il De Mauro quassù è quasi accomodante nella sua definizione.
e se mi faccio aiutare da un minimo di etimologia:



e quindi qui ho capito meglio perché quando ho letto il commento di digito ergo sum 
(digito ergo sum ha detto...
assolutamente reazionario. a scatti. lento. fa molto "yucatan" di de carlo. coNplimenti.) 
non mi sono sentita "accusata".
l'istinto della lingua mi ha portato al nucleo d'opposizione contenuto nel termine.
perché la mia autoesortazione:
"Sii uomo!"
rubata a Ally McBeal, potrebbe essere mal interpretata da stuoli di femminucce che giocano al femminismo becero.
(non rendendosi conto di nuocere alla stessa causa della donna, con certi loro discorsi su diritti e parità da bilancino)

mi sto incartando di nuovo, potrebbe essere il cioccolato, potrebbe essere l'etimo.
ma io ve l'avevo detto prima di pranzo, stamane:
questo è un post in progress...











venerdì 21 novembre 2008

paura

4 cra cra
(mia sorella e il rientro a casa, passando per la mia piazza Santo Stefano, BO)

rientrando a casa, passando per la piazza, e le sue luci.
oggi, poco fa, rientrando a casa, con mia sorella, la sua bici
e borse e cappotti.
ho avuto paura.
F E E
che lampeggia.
fisso.
lampeggia all'improvviso, lampeggia, fisso.
sul display della mia D70:
F E E
come se il diaframma del mio 50ino fosse diventato un fantasma.
una di quelle lucine che due secondi prima mi stavo divertendo a raccogliere, come si fa con le lucciole, un fantasma.

ho scoperto, oggi, prima, poco fa, rientrando a casa, passando per la piazza e le sue luci, con mia sorella e la sua bici,
che anche la mia d70 è meteoropatica.
dopo esser stata a cena in ambiente familiare, protetto, solidale e caldo, ecco che l'umido verde fra certi sampietrini ha fiaccato la mia nikon.

ho avuto paura perché finché non sono arrivata a casa, quel
F E E
lampeggiante mi rosicchiava a morte:
si è rotta?
sono rimasta senza?

nemmeno un NO!, nemmeno quello a labbra serrate, solo silenzio senza sosta:
si è rotta?

no, non si è rotta, ma forse è il caso che io mi decida a portarla in clinica, povera piccola.
ha bisogno di un tagliando, di liberarsi di certo sporco e di rimettersi in sesto.

difficile separarsi da chi ti tiene in vita...
(ho avuto paura, prima)





giovedì 20 novembre 2008

Per una Spirita

5 cra cra

Mago Gabriel
Serenata per una Spirita

questo è un paranomeno!
mi sto rotolando a terra dalle risate!
non sono mica sempre pane e filosofia:
oggi non ho scritto una riga di tesi.
^_^
ma come direbbe il maco Gabriel:
“Bisogna fare quello che giustamente c'è bisogno di fare”

e poi, detto fra noi, questo video lo trovo di una cenialità disarmante, ciustamente.





mercoledì 19 novembre 2008

la supresión (ossia WTF!)

1 cra cra

abolition
deletion
abandonment
withdrawal
elimination

WHAT THE FUCK!





lunedì 17 novembre 2008

non sum, ergo cogito

8 cra cra
(passeggiata sul lungo lago di Lugano, dal mio punto di vista mobile)


In crisi di oggettività, ci si arrovella col proprio e altrui pensare.
Si realizza, tramite una metafisica imitazione, il calco del distacco:
la sensibilità ci permette solo la coscienza di un questo generale, ma soggettivo.
Non ci restituisce dati precisi sul questo in questione.
E qui, il distacco.
Dal proprio sentire.
Da quel moto che spinge fin dallo stomaco a salire, su per l’esofago, ad esplodere in boato, se lo si lasciasse fare.
Ma il distacco, qui.
Nell’autocoscienza che si verifica durante la lotta fra coscienze che si rivelano a vicenda nel confronto, si determina la conoscenza:
dell’oggetto-sé.
L’intelletto che argina l’impeto emotivo e costruisce la percezione:
figlia di una primigenia emozione, ma tenuta a bada.
E poi, l’acquisizione.
Del sé.

Non essendo altro che cumuli d’ossi, noi pesci senz’ossa, mi sale a galla, dalla coscienza?, una singola stringa:

L’essere dello spirito è un osso.
(Hegel)


Quasi un'ordinanza.







domenica 16 novembre 2008

matrice ungueale

3 cra cra

(autoscatto dalla serie soledad)

semitrasparente e dura, ci facilita il prendere e il suo risultato.
ci permette di captare la forma del reale, ticchettando e agguantando.
ma per portare a buon fine la prensione non basta un artiglio.
è quasi necessario definire il dato e il contenuto, l'oggettivo e la spinta soggettiva che ci conduce alla com-prensione.

mi chiedo:
ogni singolo gesto-prensione incarna un punto di vista sull'universo esclusivo?

e allora:
chi determina cosa? e viceversa.

(forse sarebbe meglio mangiarle, le unghie, piuttosto che osservarle in modo così metafisico)





sabato 15 novembre 2008

the poor man's follies

3 cra cra
(mia rivisitazione di una delle foto che ho trovato sul corriere.it sul festival del burlesque in corso a roma -ah! quanto ci vorrei andare!-e poi ci preoccupiamo di come devono essere scattate le foto, quando invece ai giornali interessano solo le foto, della tecnica se ne strafottono! questa ad esempio è bella come idea d'inquadratura ma è stata scattata che sembra una delle mie quando vado ai concerti a combattere con la luce rossa bastarda ^_^)


eh, ora lo so.
leggendo svogliata i giornali che ovviamente hanno minimizzato la splendida manifestazione DEGLI STUDENTI (nonostante epifani ci abbia provato ad aggragarsi subdolo alle attività studentesche!) che ieri ha colorato il centro della città più bella del mondo (Roma, ovviamente!), ho scoperto che non ho perso proprio ogni chance.

sì, se questa cosa della tesi non dovesse andare in porto.
se decidessi che ne ho pienissime tasche e coglioni al femminile (sarebbero le ovaie, giusto? sono le ovaie il corrispettivo dei coglioni al femminile, solo che: una parola volgare per 'ovaie'? mmmh, attendo suggerimenti, intanto lascio così) di questa farsa della laurea e della tesi che non si scrive da sola ed io che volevo una roba superfast (and furious) e invece sta venendo fuori una roba originale e quasi carina (ma che cazzo di fatica, sì! oggi sono in fase turpiloquio, ma poche bestemmie) e piantassi tutto.

sì, lasciando stare tutto qui.

bene, ho capito che potrei sempre trovare un posto come regina del burlesque
ho tutte le carte in regola:
non sono un'acciughina (ma nemmeno una roba che proprio non si può vedere)
non so ballare
non so cantare
e faccio ridere
tutti: uomini e donne

(ehm, quelli che non ridono è perché -poveretti!- non capendo la mia arguta ironia e il mio sense of humor brillante, mal mi sopportano)

e ho la capacità innata di fare espressioni così buffe...
insomma, sono a posto!
aaaiuuto!


leggere attentamente per capire una delle possibile cause induttive di questo post insano:

effetti collaterali della tesi:
stipsi
tachicardia
disturbi dell'accomodazione visiva (= difficoltà a mettere a fuoco)
disturbi della memoria
ipotensione ortostatica (ovvero sensazione di svenimento in posizione verticale)
aumento dell'appetito
sonnolenza
alterazione dell'attività psicomotoria e cognitiva
amnesia e irrequietezza
segnalati alcuni casi di discinesia tardiva (movimenti involontari anomali, ripetitivi e stereotipati)
scialorrea, vale a dire la perdita involontaria di saliva dalla bocca, persistente e soprattutto notturna
più rara è la iperidrosi (ovvero eccessiva sudorazione che si verifica in assenza di calore o di attività fisica)
possono verificarsi anche febbre, problemi gastroenterici, eruzioni cutanee, problemi al fegato
rari sono: amenorrea ( = mancanza del flusso mestruale e anche nell'uomo)
e galatorrea ( = produzione di latte nella donna in assenza di gravidanza e anche nell'uomo)
l'effetto collaterale più frequente è la sensazione di amaro in bocca





billie and the good solitude o' mine

2 cra cra
(provo a sgranare, ad usare tutto lo sgranato che posso, voglio fermare la polvere che si deposita sul tempo di ogni respiro, una grana che rende cuscino le assenze quotidiane: da stringere in attesa dei ritorni)


in quanti modi si può dire solitudine?

ma la mia non è mica matrigna.
solo uno specchio di solitudine:
il riflesso dell'essere soli su cui ci si affaccia talvolta in un silenzio che sgrana i contorni.

e grazie al quale nascono i venti



e la sua voce mi accompagna nell'aria che inizia a farsi fredda... canti con me?
in my solitude
In my solitude you haunt me
With reveries of days gone by
In my solitude you taunt me
With memories that never die

I sit in my chair
Filled with despair
Nobody could be so sad
With gloom ev'rywhere
I sit and I stare
I know, I know that I'll soon go mad

In my solitude
I'm praying
Dear God above
Send back my love

In my solitude
I'm praying
Dear Lord above
Send back my love






giovedì 13 novembre 2008

I sing from my heart

2 cra cra
(Calexico@Rolling Stone, Milano - dal mio punto di vista)


Inspiración
Yo canto de mi corazón
Y tu mi amigo me inspiras mis pasos
Me voy por el mundo conociendo varia gente
Pero nunca hallé una persona como tu

Mirame ya estoy aquí
Si pudieras mirarme que pensaras de mi
Pero hoy es muy tarde para decirte que soy cambiado
Me duele me duele que ya no estas aquî

Ya es muy tarde
Para decirte que soy cambiado

Mirame ya estoy aquí
Si pudieras mirarme que pensaras de mi
Pero hoy es muy tarde para decirte que soy cambiado
Me duele que ya no estas aquí

Calexico
(canzone scritta da Jacob Valenzuela e suo fratello)

e questo è un piccolo frammento live che ho trovato sul solito TuTubi
e rende benissimo l'atmosfera al Rolling Stone di Milano e che ora mentre ascolto questo Carried to Dust mi sembra di rivivere


che bel concerto, davvero!
^_^

con una certa loro Slowness, mi accendo un'altra sigaretta.
fuori piove da bagnare le radici delle case...
lascio il testo, sperando che chi legga trovi anche il suono di queste parole
Miles of highway poppies, a stretch of maybe flowers
Past Signal Hill a ways
We were parked and searching
For a hubcap rolling into the fields of thorn
Although we couldn’t see a thing that night
Stars still shone
In their slowness
And their slowness
Took us by surprise

If I never told you how you helped to rescue
The car and all inside
Remember roads were steep and
You and I went sliding down the grade from Gate’s Pass
You asleep and me behind the wheel hovering
In that slowness
And that slowness
Has never gone away






mercoledì 12 novembre 2008

t'invidio quel vento

0 cra cra

(l'altro giorno qui a bologna c'era un piccolo sole autunnale; a piccoli salti tamburellava sui vetri, leggero, quasi silenzioso, ma è bastato quel suo tenue toc toc di giallo a farmi spalancare la finestra sui tetti rossi, col gatto che sembrava meditare sui miei stessi pensieri di paese...)

sai, da villacidro finora solo dolori,
forse quando finirò la missione
di laurea e gli altri percorsi esistenziali
smetterò di temere l'aria del nostro ameno paese:
ma quanti fiati ricchi di anidride carbonica
che ne corrodono gli azzurri e i verdi
e quanti alberi che sanno muti di morti e servi.

sai, a volte mi manca passeggiare verso il carmine
o san sisinnio
o salire a magusu quando vagolo chiusa
da ipotesi di delusione e lapide
o stare seduta semplice
con le suole che penzolano
dal muraglione
di quel nostro MVNICIPIO

sai, forse ho solo sbagliato momento e cognome di nascita
ma sarei potuta essere senza quel retramaro?

t'invidio la vicinanza al mare
e quel vento che tutti i giorni sbatte la polvere
agli angoli e apre il cielo.

sì, qui tutto questo non c'è.






martedì 11 novembre 2008

comaneci che canta

2 cra cra
(francesca amati, voce dei comaneci, arterìa bologna 09 11 08)

lo so, queste foto non sono tecnicamente esponibili al pubblico occhio, ma...
boh, mi piace l'emozione di cui sono intrise, zuppe e zeppe.
avrò pure strisciato fra palco e pavimento dell'arterìa per un motivo, no?
sì, cercare di catturare, al di là della luce rosse cattiva cattiva, quel senso di morbida tensione che sentivo addosso:
fra una chitarra e un violoncello, a sussurrare di bellezza e niente.
grazie

(che io ero davvero felice, nè... scattavo e sorridevo, nonostante la consapevolezza di un'esposizione sbagliata sotto ogni canale, ma, per dire, la foto di jenny è proprio mia, completamente mia e questo mi dà un leggero brivido di gioia semplice e forse, guardandola, qualcuno si accorgerà di quanto i miei occhi a tratti non riescano a non esprimere il desiderio di pellicola...)

(jenny burnazzi, violoncello dei comaneci, arterìa bologna 09 11 08 non è bellissima?!? *_*)





lunedì 10 novembre 2008

juta che suona e comaneci aspetta

3 cra cra
(Juta@arterìa, Bologna: io che combatto con una luce rossa devastante, povera la mia D70!)

all'arterìa c'è sempre quella luce rossa antipatica che ti fa rimpiangere la pellicola, la grana di un certo bianco e nero.
però all'arterìa c'è quasi sempre una bell'atmosfera, durante i concerti si ascolta e si guarda.
e in pietra i muri a ricordare il sottosuolo vicino ne raccolgono il suono:
il canto che separa il silenzio da banco ci mette a riposo.

all'arterìa stasera ho conosciuto gli
Juta
un trio bolognese di cui ho potuto apprezzare le sospensioni e i modi delicati della cantante:
che bei capelli, mia cara, s'intonano alla voce, così elegante...
...e le tue mani stringevano parole come fossero dita.

(e dopo, a seguire certe braccia, i Comaneci a cui ormai mi sono affezionata, ma su di loro la luce rossa ha fatto vendemmia: foto da stendere ad asciugare, devo pensare ad una soluzione interessante, ci dormirò su ^_^ intanto lascio un'altra foto degli Juta)








domenica 9 novembre 2008

la mia fortuna

2 cra cra
cerchi scuoti afferri stracci gratti
lasciando ovunque tracce in forma d'aria
pelose, le zampe
e gli occhi a frugare i pertugi:
le tue fortune dall'ombra riscatti



ci sono momenti in cui l'unica salvezza è la mimesi
e lei, ora, è il mio modello esistenziale, per mia fortuna
(ascoltando un jeff buckley in lontananza che mi sussurra Hallelujah)





giovedì 6 novembre 2008

L'ora s'estingue

4 cra cra
(sull'Adda, certi grovigli)

La rana, prima a ritentar la corda     

dallo stagno che affossa

giunchi e nubi, stormire dei carrubi

conserti dove spenge le sue fiaccole

un sole senza caldo, tardo ai fiori 

ronzìo di coleotteri che suggono

ancora linfe, ultimi suoni, avara

vita della campagna. Con un soffio

l'ora s'estingue: un cielo di lavagna

si prepara a un irrompere di scarni

cavalli, alle scintille degli zoccoli.

Eugenio Montale


ormai mi affido alle sue parole come fossero aggeggio di salvataggio:
affogo nel groviglio inespresso.
(non posso sperare in un miracolo?)





mercoledì 5 novembre 2008

change?

6 cra cra


sono piccola io, piccola piccola.
da qui osservo tutto, piano piano.
CHANGE

mi mettono davanti in lettere cubitali, ma sarà davvero possibile?
certo che è d'impatto vedere Obama alla Casa Bianca, senza dubbio.

e mi piacerebbe credere che da questo si possa ripartire, perché c'è taaaaanto lavoro da fare per rifondare in un certo qual modo un sistema sociale equo e a misura d'uomo.

io voglio credere che questo sia possibile.
ma non voglio farmi male con altre illusioni.

però, a parte tutto, non trovate anche voi che almeno per la vista, sia una gioia questo Barack?
bello vedere i suoi capelli ricci a rappresentare una nazione che in un certo qual modo contiene tutte le altre!
posso sperare?
voi che dite?
^_^





martedì 4 novembre 2008

My own private

0 cra cra

Ego Zero
(My Own Private Alaska)
hey
you want to talk to me?
you don't know who I am.
hey
you want to take the risk?
you'd better go anywhere.
hey
you want to touch my skin?
you'll maybe burn your hands.
hey
you want to come to me?
anywhere else, go anywhere.
you'd better run
outside the door.
you'd better stay
far away from me, far away.

hey
you're never heard about
the piece of shit I am?
hey
I lie, I cheat, I break.
let's runaway from me.

on every road, on every way
think at you wealth, think at your life.
I don't wanna hurt, you don't wanna suffer.
I don't wanna kill, you don't wanna die.

don't come to me
little princess
.

running away


in repeat da un'ora, circa.
mentre cucino zitta come una falena.
alla luce si corre, ci si posa poi perdendo ali muso e respiro
in un solo lento giro:
l'ultimo.
certe piccole principesse si mantengono dritte
si mantengono il più dritte possibile
sanno che il crollo dal collo in giù
è stato inevitabile, un giorno di forse settembre
e allora si tengono dritte il più possibile
ingoiando interi i pianti
per digerire quei sorrisi
che ora servono
che ora devono dirigere

certe piccole principesse di mare...





trifles or perplexities

2 cra cra
(da milano a bologna, in un circolo da capogiro, che mi dice quel cielo?)


extricate


Did you know?

It can take an ample amount of dexterity
-- manual, verbal, or mental --
to free yourself from a tangled situation.
This can be seen in “extricate,” a word derived from Latin “extricatus,” which combines the prefix “ex-” (“out of”) with the noun “tricae,” meaning “trifles or perplexities.”
(The resemblance of “tricae” to our word “trick” is no illusion; it’s an ancestor.)
While a number of words (such as “disentangle”) share with “extricate” the meaning of “to free from difficulty,” “extricate” suggests the act of doing so with care and ingenuity, as in
“Through months of careful thinking, she was able to extricate herself from her emotional burdens.”



e poi ci sono certe righe d'oroscopo che ti lasciano la pioggia dentro, quando leggi:
Per oggi è importante restare concentrati sul momento presente e accettare le circostanze man mano che si verificheranno.
E’ il solo modo per rispondere alle ostilità planetarie e imparare nozioni importanti dalle esperienze che vivrai anche se non le hai pianificate.
Tieni a freno un’insolita mania di persecuzione e attento a possibili disguidi con acqua e liquidi in genere.







compagni di vita

3 cra cra


ma quando avete letto il titolo, siate sinceri, a cosa avete pensato?
a due cuccioli cicciolosi di cane.
a due gatti morbidi e fedeli.
ad un gruppo di amici.
ad una coppia di anime amanti.
varie ed eventuali
(che va sempre bene su tutto, anche sul blu fondo)

se mi faccio aiutare dall'etimologia, la parola compagno è formata da CUM e PANIS da cui deriva commensale:
colui che è partecipe dello stesso vitto.
ergo: una vita del giorno dopo giorno insieme, delle piccole cose che fanno il tempo.
ma l'etimologia di vita mi ha stupita, perché non avevo pensato al valore figurato, e leggete pure coi vostri occhi:



ecco che quindi il traslato di vita può essere anche persona amata, ma allora vi chiedo di nuovo:
a cosa pensate se vi dico compagni di vita?

sono mani che sollevano pesi vicini, spesso gli stessi, per sentirsi meno deboli nella forza condivisa.
sono movimenti esistenziali che vanno di pari passo su una strada comune:
scelta in due.
con le dovute e preziose differenze di vista e ritmo, ma la contingenza dev'essere una, quella, in due.
sono occhi che s'incrociano spesso cercandosi anche solo per un attimo e trovandosi dentro iridi attente.
sono certe inclinazioni del collo che cerca la spalla della sera a sostegno di tutto un giorno.
di tutto un giorno.
non di una volta ogni tanto, chissà quando.
quando si può, quando c'è tempo.

eh no, invece:
i compagni di vita il tempo lo tengono con le stesse mani quotidiane del risveglio
non aspettano un chissà quale incrocio di lancette libero per portare a casa un incontro.

forse sono io quella troppo vicina alle parole, ma continuerò a pensare che certe situazioni che non voglio ritorneranno finché le persone che mi gravitano attorno non smetteranno di evitare il giusto nome delle cose.
semplicemente.

detesto sentire certe sensazioni sulla pelle, ma ho smesso di non dare ascolto agli allarmi del corpo.
e questa volta sono pronta al ritiro lesto,
non voglio più finire pesta.





domenica 2 novembre 2008

nel verde del sole

2 cra cra
(da una panchina di luglio, nel bosco delle querce, provando luce)


in questi giorni di crisantemi penso a lui.
ma è un pensiero difficile da condividere, anche con me stessa.
non è un pensiero di parole, sono più immagini che passano lente sotto le palpebre:
sorrisi, mani che suonano, sigarette insieme, progetti di fughe mancate, desideri grandi come il vento del mare.

immagini che a volte mi sembrano svanire, perdere i contorni, sfuocano i colori, gli occhi.
e silenziose, senza la sua voce.

questi giorni di crisantemi mi ricordano che ho perso la sua voce.
la cerco nelle foto che non ho qui con me, rimaste su altri muri da questi, ma non c'è più.
la sua voce.


(piccola nota interpretativa utile a chi si ferma a guardare la foto:

questa foto l'ho voluta fare così perché la frangia rappresenta il pensiero che sto facendo, e va a fuoco. l'occhio sfuocato è il ricordo della sua voce che non c'è più, e va sfuocato. l'occhio a fuoco è la tristezza con cui sto vedendo il tutto, il momento di introspezione. e va a fuoco. lo sfuocato scuro che fa da sfondo verde à la Dickinson (non ricordo i versi della poesia in cui descrive di verde la morte) è il lutto. la perdita della persona che sto cercando di rivivere attraverso il momento di ricerca del pensiero (la frangia a fuoco).
e non andava più larga come immagine, perché il fulcro è la parte superiore della testa e come sottolineo nel commento sotto la foto: senza la sua voce, quindi la bocca deve stare fuori.
ineluttabilmente il silenzio.

spero possa risultare utile perché più guardo questa foto e più mi rendo conto che il gioco comunicativo dei piani di messa fuoco forse è difficile da cogliere. chiedo scusa se non riesco a fare foto più 'chiare. un'ultima cosa: scatto talmente poco che niente nelle mie foto è a caso, mai. lo so sembra una presa di posizione forte, ma è così ^_^)