About me

Le mie foto
.m.
che poi a descriversi si fanno solo delle gran figure di merda, sempre.
Visualizza il mio profilo completo

mercoledì 30 aprile 2008

cornice e sostegno

4 cra cra

(grazie a fab che l'altro giorno con uno scatto scattato così, in un hop-là, con la mia D70, mi ha restituito un sorriso, il mio)


Allora che si decida dove ci si sdraierà, sotto quale sole.
Che mi si dicano ancora le stesse solite trite cose, mescolate ad un sorriso in più:
non è accoglienza, non è diversa attitudine, immobilismo di sempre.

Ho trovato un campo a forma di campagna, proprio dietro al posto dove dormo, quello che molti chiamano casa mia.
Ci sono due o tre colori portanti, pomellati da rossi varii e verdi di strato inferiore, vicino vicino alla terra.
Saranno i fiori, questi?

E poi la forma, dicevo:
aperta di agro e con gli alberi a cingere.

Quasi quasi adesso ci vado.

E poi un viso ad occhi chiusi, con la luce a nascondere:
la luce può nascondere.
La luce sa essere più o meno ombra, a volte.

Potrebbe esserci un temporale in arrivo, ma noi non sappiamo leggere il cielo, quindi ci mettiamo in strada continuamente senza ripari:
la maggior parte delle volte piove senza che nessuno se ne renda conto, ci si bagna e bona lè.

Allora, avete deciso dove si finirà, domani?
Al mare, vero?

(aspetto ad occhi chiusi vuotando i capelli, sostegno e cornice di ciò che penso)





martedì 29 aprile 2008

Bisogno di un porto.
E di un castello.

4 cra cra


Ci sono quelle strade ebree che sanno il destino:
è dio, nel loro linguaggio di fatalismo e secoli in pietra e sottopassaggi.
Si snodano quasi a caso, creando una maglia fra gli immobili che hanno visto anche le bombe, anche, senza crollare, solo piegandosi un po’.
Il sole si svaga tra incroci e piccoli spiazzi:
sono macchie a dire dove prima era ombra, macchie di un giallo perso, quelle che mi guidano quassù.
Fino al castello.
Che poi reggia non è.
È più un quartiere, con le sue torri:
elefanti che ricordano abusi e invasioni e ne controllano dall’alto gli snodi, conservandone la forma, del castello.
È più una sensazione talvolta, che ti prende quando cammini senza celebrare i piedi e sai che arriverai dove non avevi pensato ma esattamente lì, dove gli occhi avevano bisogno di vedere:
il mare, affacciati dal bastione.
Tutto quel marmo.
E quei fantasmi che ne hanno preso il volo, in caduta, quante volte?
Sempre troppe, quando finisce sul lastrico e asfalto.

Su tutto questo, il cielo:
quasi una coperta piatta, manca ogni nuvola.
È una volta d’azzurro, dice il mezzogiorno e l’ora del pranzo:
un attimo di ferma prima di riscendere, verso il porto.
Briciole ai piccioni che tubano in mezzo ai pantaloni sporchi e un sorso o due di birra quasi calda.
Che nessuno parli è quasi un patto non pronunciato, qui si rimane muti, c’è il panorama, basta lui a dire.

Riandando verso giù, oltre il corso e la regina margherita, l’odore di scalo salmastro si fa incalzante:
le ginocchia gestiscono una discesa che sembra corsa, a tratti.

Ci sono barche appese ai nomi più improbabili, che aspettano reti e piccole canne:
che ci siano pesci per cena?
Probabile.
La passeggiata sul molo ha uno sguardo basso, tenendosi il castello alle spalle, acuta sulle gomene intrecciate ad arte con quel loro bel colore vecchio.
A volte le conti, queste vele ammainate, ne immagini i proprietari assenti e gli interni:
t’immagini a galleggiarne le onde, verso sud.
Questo ti basta a riprendere fiato, con tutti i polmoni spianati e lo stomaco steso.

Forse un po’ curvo, di certo solingo, volgi il corpo al ritorno a casa.
Quale sia questa, poi, o quanti muri abbia o quale periferia le abbia concesso asilo, non è detto che sia chiaro e certo.
Ritorno a casa, pensi, strizzando le articolazioni a memoria di un abbraccio che non conosce orologio.
Che il bisogno di un porto ce l’hai dentro.
E di un castello.





Regina degli Inferni, Kore

1 cra cra

IRRAGGIUNGIBILE

C'erano le cornamuse mute,
c'era la poesia
che una foglia morta esprime
quando s'addormenta
come il tempo sulla terra.
Dolce e languido, il tuo canto
scrisse melodie che confondono l'anima
intrecciandosi abilmente
con la solitudine del vivere.
Splendi gelido e folle diamante, irraggiungibile,
prima che il giorno ti rubi la luce
e le mani di quelli che
piangono con me nel cuore
comincino a cambiare.
Fragile pelle di cartone,
certa gente è qui per scuoiarti
e poi gettare un muro che separa
i nostri corpi di cenere.
Splendi gelido e folle diamante,irraggiungibile,
prima che il giorno ti rubi la luce
e le mani di quelli che
piangono con me nel cuore
comincino a pensar di amare solo te.
di voler solo te.
Di voler solo te.
Splendi gelido e folle diamante,irraggiungibile,
prima che il giorno ti rubi la luce
e le mani di quelli che
piangono con me nel cuore
comincino a cambiare.
Splendi gelido e folle diamante, irraggiungibile,
prima che il giorno ti rubi la luce
e le mani di quelli che
piangono con me nel cuore
comincino a cambiare.

elleapostrofoaura


Persefone
Persefone, o Kore, nella mitologia greca è la figlia di Zeus, il padre degli dei, e di Demetra, dea della terra e dell'agricoltura. Ade, dio del mondo sotterraneo, s'innamorò di Persefone e volle sposarla. Zeus era consenziente ma Demetra si oppose. Ade rapì allora la giovane donna mentre raccoglieva fiori e la portò via nel suo regno ove diventò la regina degli inferni. Demetra, disperata, decise di impedire alla terra di produrre frutti finché non avesse ritrovata la figlia. La vegetazione scomparì, la carestia si diffuse. Zeus inviò allora Ermes (Mercurio), il messaggero dei dei, per riportare Persefone da sua madre. Prima di ricondurla, gli chiese di mangiare un seme di granata, prodotto alimentare dei morti; elle ignorava che chi mangia i frutti degli inferi è costretto a rimanervi per l'eternità. Zeus decise allora di fare da mediatore nel rapimento per cui, visto che Persefone non aveva mangiato un frutto intero, la dea sarebbe vissuta per otto mesi con Demetra e i restanti quattro con Ade. Secondo questo compromesso, ritorna sulla terra in primavera e va nel mondo sotterraneo all'epoca della semina.
Dea dei morti e della fertilità allo stesso tempo, Persefone.


già.
e forse, come lei, io.
(oggi un po')





vorrei dire, ma

0 cra cra




vorrei dire due parole
a quel giorno cornuto che
non mi vuole per niente
incontrare

vorrei dire due parole
al mio cuore sfinito che
non sa reagire, non vuol ringhiare

voglio un cuore cane
voglio un cuore cane
voglio un cuore cane bastardo!

vorrei dire due parole
spiegare cosa significa
sfuggire al sole per non
bruciare

voglio un cuore cane
voglio un cuore cane
voglio un cuore cane bastardo!

voglio un cuore cane
voglio un cuore cane
voglio un cuore cane

vorrei dire due parole
a quell'istinto assopito che
non si vuole per niente svegliare


Carmen Consoli, Vorrei Dire




Potrei parlare.. discutere.. stringere i denti.. sorridere..
mentire infinitamente.. dire e ridire inutilità.. !
mostrare falsa, ipocrita serenità, quando le parole si ribellano.. !
favole fiumi, mari, di perplessità..
non c'è una ragione per non provare.. quello che sento.. dentro.. !
un cielo immenso.. dentro.. !
quello che sento ..

Ho bisogno di stare con te.. !
regalarti le ali di ogni mio pensiero.. !
oltre le vie chiuse in me..
voglio aprire il mio cuore a ciò che è vero ..

Potrei parlare.. discutere.. stringere i denti.. sorridere..
soffrire infinitamente.. trovare un senso all’inutilità.. !
mostrare falsa, ipocrita serenità, quando le parole si ribellano.. !
favole fiumi, mari, di perplessità..
non c'è una ragione per non provare.. quello che sento.. dentro.. !
un cielo immenso.. dentro.. !
quello che sento ..

Ho bisogno di stare con te !
regalarti le ali di ogni mio pensiero.. !
oltre le vie chiuse in me .. !
voglio aprire il mio cuore a ciò che è vero.. !

Ho bisogno di stare con te !
regalarti le ali di ogni mio pensiero.. !
oltre le vie chiuse in me !
voglio aprire il mio cuore.. a ciò che è vero.. !!
.. a ciò che è vero .. !


Carmen Consoli, Quello che sento





lunedì 28 aprile 2008

a modo

3 cra cra

(altri particolari dal Locomotiv, dell'11/04)

Nelle questioni di cuore bada alla sostanza non ai piccoli, futili
particolari: chi ti ama esprime l’amore a modo suo, non tuo.


e questo è l'oroscopo che mi prende per il culo, alla grande
^_^

pizzicano, certi dettagli, però.





domenica 27 aprile 2008

Laura, Bonifacio e il corso

1 cra cra


In questo letto, qui.
Dopo dei giorni di crisi, di pianti, di occhi chiusi.

Sono i mesi delle decisioni, questi, degli a capo e via.
E lui resta vicino, come può ora, come gli sembra sia possibile, ma ancora laura trema, d’inverosimiglianza:
che amarlo sia accettare questa sua voglia, questa sua necessità?
Il labbro inferiore in smorfia di fastidio su quello superiore, arrendevole a questo fatto:
che tutto sommato, il suo, è un malestare.

Non voglio smettere di vederlo, di abbracciarlo, di sentirlo, si confessa muta, laura.
Mi manca quando ci provo, mica è un’assenza semplice:
piuttosto un ingrediente importante senza il quale la torta lievita male, o magari lievita sì, ma gusta di sciapo.

Non voglio farne il mio punto di riferimento, non ancora, non ora, no, segue la scia, laura, del suo voler capire, calma.
Non voglio però nemmeno metterlo in congelatore, ad aspettare i giorni migliori, i momenti in cui sì, tutto questo sarebbe possibile, e bene, messo in tavola, mentre ripensa alla poesia di walcott che invece dice proprio questo: che il pasto si fa banchetto a tempo debito, già.
Debito.

E quindi, che si fa intanto?
A ribattere, da sera a mattina, ha spinto in questi quasi due giorni, laura.
Quindi?

Intanto sorrido.
E mi rilasso.
Se ho voglia di correre, corro, e respiro, camminando, mentre ossigeno muscoli che sanno scattare, o sostare solidi, sciolgo vertebre e cartilagini di possibilità.

Che le cose prendano il loro corso, laura, non ti serve altra rovina:
Bonifacio, dallo stretto, fa ciao e ciao con la manina, bianca, di calcare.
Certe falesie si attraversano, anche se a prima vista non ne vedi le scale.





sabato 26 aprile 2008

ci sono pozzi da cui si esce, sorridendo

1 cra cra

(questa l'ho scattata dal fondo di un pozzo di secoli fa, a orvieto. un pozzo davvero profondo, davvero verticale, davvero freddo. davvero bello, stare in quel fondo a nas'in su)


ragioniamo su tempo e spazio, cercando di dire al respiro:
respira, piano.

- tu vuoi tutto e subito, altrimenti prendi vai e niente
- io voglio stare bene, ora e sempre
-mi ami?
-ti amo?
- tu, mi ami?
- io, ti amo?
-e io?
-e noi?

ci sono parole che tradotte e dette e tradite in altre lingue cambiano il loro peso.
ci sono sorrisi sotto quegli occhi che rimangono a dire le stesse cose, a prescindere da:
legami
etichette
simboli
cartoline mai scritte, ma desiderate

ci sono pozzi da cui si esce, dopo aver contato monetine e acqua, si esce, sorridendo.
villacidro a testa in giù e io che vedo la fine del buio:
bello, sembra un'alba, un'altra ancora.





giovedì 24 aprile 2008

e ti ripagherà

2 cra cra


Ho preso Paranoia, la mia concubina cocciuta
e l'ho accoppata, giuro, come di schianto
Ora si prepari il compianto: la vergogna del Golgota
è una volta ancora emblema nel vento
Lo meritava davvero, è tutto ciò che so
mi torturava, non mento, e non puoi dirmi di no
Mi si notifichi pure oscena gratuità,
ma lei mi torturava e questa è la verità

Lo meritava davvero, è tutto ciò che so
mi torturava, non mento, e non puoi dirmi di no

Non hai mai avuto a che fare con la fissa cruciale,
cagna fedele come l'edera?
Un rampicante del cuore in dirittura finale:
la cattura dell'anima?
Bene nutri l'odio migliore con assiduità
dagli ambascia e rancore, lui t'accecherà
Nutri l'odio migliore con felicità
dagli ambascia e rancore e ti ripagherà

(L'odio migliore, Marlene Kuntz)



bene, a furia di accoppare ci si libera di notifiche e oscenità varie.
e le acidità le lascio a chi le raccoglie, sono stabile in riva.
e penso di meritare tutte queste cose belle:
le onde e le maree col vento in poppa, la chiglia che si sciacqua salata e il cielo che sa di spazio e vista.

e canto ancora, piano piano:

Il sole disegna un cerchio rutilante
sul telo di lino delle nuvole sfilacciate
frapposte alla mia sbirciata distratta,
e con morbida perfezione
la circonferenza si adagia
sul lungo crinale del monte,
dietro il quale scenderà
in qualche placido istante.
La finestra socchiusa sfiora la sedia,
e fluisce un carezzevole soffio
che lambisce i miei piedi
con invisibile avvolgimento:
io penso all'effusione
di un abbraccio rapito ai dispetti del tempo,
a un amore caldo
come il raggio di luna degli innamorati.

E quando la luna verrà sarà la stessa di allora?
Quella che di noi farà di nuovo una cosa sola?
E quando la luna verrà sarà la stessa di allora?
Quella che dopo ci porterà alle carezze dell'aurora?

Il sole disegna mezzo cerchio esitante
su sbuffi di nuvole andate
e Oriente indorato risponde
all'acceso Ponente.
Guardo le rocce innevate nel blu luminoso:
sei là con lo sguardo,
lo stesso che mi hai regalato lasciandomi solo.
Ti ho persa quel giorno e mai più ho ritrovato
la scia deliziosa del tuo fascinare,
e se fosse successo mi avresti rivisto scodinzolare...
(devono aver diviso in due il mondo,
e penso di essere dalla parte sbagliata).

E quando la luna verrà sarà la stessa di allora?
Quella che di noi farà di nuovo una cosa sola?
E quando la luna verrà sarà la stessa di allora?
Quella che dopo ci porterà alle carezze dell'aurora?

Ora il sole
disegna
un commiato straziante
di squarci roventi
fra nuvole ostili,
veloci
nel giungere a frotte
sui miei capogiri.
Nell'ombra
del monte
mi pento
di averti
lasciata
tornare.

E poi il buio,
neanche un graffio di luna nel cielo

(E poi il buio, Marlene Kuntz)





lunedì 21 aprile 2008

Ne me quitte pas

3 cra cra


Non andare via,quel che stato è stato
E non conta più,va dimenticato
Dimenticherai tutti i malintesi
ed i giorni spesi a spiegar perchè
Dimenticherai queste lunghe ore
Che hanno ucciso amore e felicità
Ma non andare via,non andare via,non andare via

Per te raccoglierò diamanti di pioggia
Là dove la pioggia non cade mai
Ruberò alla terra ogni suo gioiello
Per vedermi bella lì negli occhi tuoi e farò di più
Fonderò un paese dove amare è legge dove sarai re
Ma non andare via non andare via non andare via.

Non andare via per te inventerò parole senza senso
Che tu capirai e ti parlerò di due amanti che son bruciati insieme per due volte già
Ti racconterò la storia di un re che morì perchè non trovò più lei
Ma non andare via,non andare via.non andare via

Quante volte al mondo è tornato il fuoco nel vulcano spento che credevan morto
E non sembra vero,ma un campo bruciato
Può dare più grano del più dolce aprile
E di quelle sere che si incendia il cielo tra il rosso e il nero confine non c'è
Ma non andare via,non andare via,non andare via.

Non andare via io non piango più io non parlo più
Mi nascondo là e ti guarderò ballare e giocare
E ti ascolterò cantare e giocare
Ma lascia che io sia come la tua ombra l'ombra della tua mano l'ombra del tuo cane

Ma non andare via non andare via non andare via.




Petra Magoni e Ferruccio Spinetti continuano a rivivermi certi classici, come questo.
ho lasciato il testo cantato da Patty Pravo nel 1970,che si sa che ho la deviazione per la Patty =), ma non dimentichiamoci che l'originale la scrisse Jacques Brel

ho i piedi freddi, già.





appunti in partenza

2 cra cra


li metto in valigia, insieme alle calze leggere e a quegli ammennicoli così femminili inutili che fanno peso, pesano oltre i quindici kili che la ryan ci permette in stiva.

Ma così irrinunciabili, ecco.

Ho trovato tutto quello che cercavo perso, da qualche giorno, anche nei cassetti che ancora non ho:
chiavi e documenti semiscaduti e robini elettronici mai usati.

Per questo mio semplice disordine genetico ho bisogno di fare e disfare la valigia almeno due, tre volte, nel giro di un paio di giorni.

E la giornata splendida a Orvieto, ieri, mi è proprio servita a interrompere questo viavai di svaligiamenti:
ho deciso di tenere sott’occhio il peso, senza troppo peso al contenuto.
Quindi, preparatevi, potreste dovermi prestare asciugamani o coperte o teli mare o forse una felpa, boh.





domenica 20 aprile 2008

una che non mette problemi

1 cra cra





Massimina vende i reggiseni più belli della città.
Li vende a tutta la città.
È l’unica in città, Massimina.

Massimina prepara spesso il coniglio, per cena, con carotine novelle e spezie selvatiche, e sporge spesso la lingua, mentre cucina.
Con un tic gutturale:
un movimento a sussulto che si vede a fior di pelle, proprio sul collo, a scendere dal mento.

Massimina è una di quelle a cui le cose non danno fastidio, una che non mette problemi, che non deve metterli mai, una di gomma, come direbbe un chi di chissà quando.
Laura se n’è accorta la prima volta che le ha scattato una foto:
che poi le foto lo sanno, sono tutto quello che non si vuole dire, anche sotto quella certa apparenza.

Massimina conosce tutta la città, nell’intimo.
Non solo per via delle calze corsetti boxer brasiliane parigine che vende a tutti, nessuno escluso, ma proprio per quella gomma che le fodera le conoscenze:
uno sguardo e già prende la forma dell’interlocutore, alla prima parola è come se fosse una vita, da una vita.

Massimina, nonostante questo, è sola.
Completamente e senza mezzitoni ferrigni:
la solitudine del soffitto osservato a lungo.
Quella delle cene nell’angolo sud del tavolo:
un solo piatto, due bicchieri – uno per il vino, l’altro per l’acqua – un coltello e una forchetta, il cucchiaio per le zuppe, la tv sempre spenta, il silenzio delle posate che offrono il cibo.
Il silenzio fra un muro e l’altro.
E gli occhi a dirigere gli angoli.
Il silenzio, senza nemmeno un gatto ad appallottolare l’aria in più in soggiorno.

Laura è andata a casa sua già due volte, per le foto, certo, ma anche per quel suo modo, di Massimina, di essere sola, che le ricorda di quando ha iniziato a smettere di parlare lei, laura.
E di cucinare lenta, ma precisa e rapida, quel suo modo, di Massimina.
Come si possa essere rapidi con lentezza, laura se l’è sempre chiesto, ma poi l’ha visto:
in quegli scatti, nel controluce di una cucina piccola, c’è una silhouette netta, bloccata in movimenti che non hanno età, sospesi eppur conclusi, di una bellezza che si rovina a volerle togliere la semplicità che la misura, leggera e rapida, ecco.

Massimina, in fondo, sorride sempre, ma per alcuni è inavvertibile, il suo sorriso.
Laura, invece, lo vede, sempre:
le mani e i polsi di Massimina manovrano sorrisi domestici, gesti di vista attenta e mentre ascolta, Massimina parla, sorridendo appunto, fra sé e l’altro: un sorriso dialettico, che dice tutto, a chi gli dà audizione.
Laura lo sa, mentre un mezzo giro e cambia l’obiettivo, da stasera i sorrisi di Massimina saranno per tutta la città e con la Luce ad aiutare l’attimo:
click e la messa a fuoco da vista si fa orecchio.







(mi manca la foto, ora. magari la aggiungerò in seguito)



sabato 19 aprile 2008

but I adore you

0 cra cra

Accalappio ingenti quantitativi di vermi.
li trovo ovunque:
dove non dovrebbero essere.
spesso nascosti fra i riccioli della figlia del conte.
si vanta, lei, di conoscerli tutti.
e si sporge avanti, in bella - orribile - mostra, con un petto villoso e sbozzacchiato alla pierrot.
il suo castello è asserragliato da alberi con radici mobili, guardiani di un'isola coattiva.
(occaso, poco più a sud del male)

nessuno si è accorto della semina?
sembra proprio di no a giudicare dalla pletora di frutti ormai suppurati in strati di materia putrida e svilita che ricopre gli stabi.
tutti battono le mani.
schizzando villania in ogniqualdove di presenza.

la meravilia si sviluppa fra tramonto e sera:
i vermi arrivano in sordina e poi pestano i piedi.
di chiunque provi a schiacciarli.
"immediatamente"
urlano in sommesso brulichio.
pestano i piedi, firmando petizioni e referendum d'ordinanza:
"ehi lei, non può certo sostare qui, e in quella posa per giunta! lei non sa chi sono io! ASPETTA E VEDRAI"
rieccheggia per le calli ricurve di spettri, spoglia fresca di bitume.

in foga di pietà, concedo un nome - vero - ad ognuno di loro e, per un attimo che contiene alba grigia di tempo perso, mi convinco di non essere caduta tanto in basso.

aspetto, fiduciosa.
io credo alle promesse.
anche quelle minacciose.
saranno mica pericolose?
ASPETTA E VEDRAI.

aspetta,
ma vedrai?

Let's fall in love





"Tu m'as dans la peau!"

1 cra cra


solo:
un giro
un filo
un suono, solo.

che bello tornare a casa e ritrovarsi:
sarcastici e cinici, come ai vecchi tempi.
forti e crudi, senza vincoli.

solo:
un passo
un capo (bandolo?)
un dio, solo.



(bentornata alla manuela migliore)





venerdì 18 aprile 2008

ti fanno a pezzi per poterti adorare meglio, dopo

4 cra cra


E un giorno mi bacerete i piedi di gesso
Gridando: miracolo!

E vi maledirò con tutti i denti dipinti e serrati che mi avete scolpito addosso.


Santo, il mio nome sui calendari e le medagliette
e le giaculatorie
-prega per noi-

-ma chi ve l'ha chiesto?

(l'insana abitudine di evitare che le persone vivano per poterne fare statue postume da benedire in processione)

è tutto al contrario:
la vita, la morte, il tempo.


E vi maledirò.



(scritta esattamente un anno fa, un anno esatto. il giorno in cui avevo deciso la mia data di scadenza, già. quindi da oggi, amici miei, sono scaduta... boh, ma rileggendola la trovo bella, ecco. e la foto fa sempre parte del mio repertorio personale sui laQuiete@Lokomotiv)





giovedì 17 aprile 2008

Alibi

1 cra cra

Le tue dita fredde puntano sul mio cuore
Le tue labbra strette sono un taglio sottile
Stringo le mie spalle senza niente da dire.

Si alza la corrente e ora ti vedo svanire
Un punto all'orizzonte di una riva sottile
Le onde son già cariche di cose da dire.

Soffia sui miei alibi
Soffia sui rimpianti
Il vento soffia e scivola sul tempo che ci resta.

Dopo aver guardato affondare il tuo cuore
Dopo aver permesso al tempo di giudicare
Stringo le mie spalle senza niente da dire.

Piove sui miei alibi
Piove sui rimpianti
L'acqua scorre e scivola sul tempo che ci resta.

Scorre sui tuoi alibi
Scorre sui rimpianti
Scorre su di noi


Subsonica



hai ragione, a volte un blur calibrato dice più di mille contorni netti e a fuoco.
e qui ho deciso che fra ombre e sfuocato c'era tutto quello che volevo dire, a tutti.

quante volte hai avuto ragione?
ma quando sbagli, sbagli bene
(mi sembra giusto)





mercoledì 16 aprile 2008

25 Agosto, Cork

0 cra cra

(un click bellissimo fatto da mia sorella con la mia D70 buona come il pane)





E posso, ora, posso

Non so bene come dire, ma le lacrime sono lì lì per venire:
per ora stanno accovacciate dietro le palpebre.
Sanno che quando spunteranno le prime, non potrò fermarle,
non facilmente.
Serviranno mani rapide a sciogliere dighe.
E colorare la punta del naso con quel rosso commosso
Che fa tanto infanzia.
O vecchiaia, a seconda dei punti di vista.
Dell’umore, talvolta.

Sono sicura, lo sento dentro, che questa volta un’altra conquista.
Una nuova scoperta.

Con quanto strazio, certi giorni è stato il buio a mezzogiorno:
a velarmi gli occhi.
A costringermi al muto immobile.
Senza un abbraccio, senza un dito.

Questa è per me la felicità:
sapere che ancora, di nuovo, posso essere viva.
E intera.



suscettibile, io?

1 cra cra






(luce)


- Che
- Cosa?
- Hai detto?
- Io?
- Non io.
- Solo che
- Suscettibile, io?
- Io no.
- No, dico
- Suscettibile?
- Appunto.
- Cosa?
- Eh, guardati:
- (silenzio autoriflettente)
- una cavalletta,
- Ho capito:
- sembri
- vuoi
- pronta a
- vedermi
- saltare prima
- incazzata?
- della prima mossa
- Ma parli di me?
- di chiunque
- Dico, ma allora
- ti stia a distanza d’ombra.
- di me, non hai
- Hai capito
- capito
- nulla.
- che la tua difesa
- (silenzio autocommiserante)
- è lo scatto,
- Perché
- preventivo e rapido.
- mi dici questo?
- (silenzio sorridente)
- Rispondi, cazzo!
- (silenzio sigaretta: accendere)
- Porca puttana,
- (silenzio sigaretta: aspirare)
- ma mi senti, stronzo?
- (altro silenzio sorridente)
- Sai che ti dico?
- A me?
- Perché chi c’è qui?!eh?!?!!
- (silenzio sigaretta: cenere)
- No, dico: sai come stanno le cose?
- Quali cose?
- C’è che tu
- Io, sì.
- ti credi tutto artista,
- Tutto?
- filosofo da scrivania.
- (silenzio sigaretta: cerchi di fumo)
- Intelligente solo tu, vero?
- Se lo dici tu.
- E invece c’è che io ho capito
- Cosa?
- Che tu non vali un cazzo, hai capito?
- Ma non eri tu
- Cosa?
- Quella che aveva capito?
- Non confondermi, vaffanculo!
- Fai tutto tu,
- Tu di me non sai un cazzo!
- come sempre.
- E della vita, hai capito?
- (primo sbadiglio)
- Stronzo! Te della vita non sai un cazzo!
- Se ti do
- (silenzio concitato)
- ragione,
- (silenzio di spalle)
- la smetti prima dell’una?
- Mi stai
- Non è una questione
- Prendendo
- personale,
- per il culo,
- ma quando inizio a sbadigliare
- eh?!?
- son due le cose:
- Te sei pazzo!
- Ho fame o
- (silenzio montante)
- mi sto annoiando
- Basta!
- a morte.
- Basta, io?
- Basta!
- (silenzio sorridente a groppi)
- Come sempre,
- Tu non mi ascolti,
- non mi hai risposto.
- Ma mi vedi, eh?
- (silenzio sigaretta: spegnere)
- Mi senti?
- Bene,
- Bene, cosa?
- allora, io vado.
- Cosa? ma
- Te l’ho detto, non è una questione personale:
- io stavo parlando, io
- devo mangiare, capisci?
- Volevo solo capire perché (inizio discesa)
- M a n g i a r e .
- mi hai detto (discesa)
- Bene, inizi a capire, brava.
- Che sono (discesa rapida)
- Brava.
- suscettibile, (discesa piana, ormai)
- Allora vedo che posso andare, ora. A dopo. E… brava.
- io? (discesa a terra, seduta, ferma)
- SBAM! (porta e assenza)
- (silenzio generale, condiviso anche dai muri)



(buio)







questo è un altro di quegli esercizi che mi fanno tanto ridere.
da vedere ben interpretato.
chi può immagini, per gli altri mi spiace.
ma anche no.





sulla punta delle dita, rapide

0 cra cra




sulla punta delle dita, rapide di tasti

movimenti –mentali- incerti
ché la musica ancora
suona –incanta- sfuma:

-hai comprato il pane? E la pasta?
-No, solo il vino, cara.
(nell’attimo della pubblicità)
-ché abbiamo finito i piatti.


e spegniamo mozziconi
sulle gambe, sole
di pelle perse:
inutili al tatto.
-vuote-


urla d’umido e unghie divagano confini
perché il tuo muso s'affaccia alla mia finestra
masticando distanze
e perdendo -ancora- il ritmo.


-ma il pane, il pane: attento! alle briciole, attento.

capriolando fra divano e pavimento già t’attanagli,
uffando sguardi e barba.
anch’io sorrido
-ma non puoi vedermi-

sbuffi a quadri in diagonale
tappezzeria immobile d’arredo:
hai collezionato strisce sudice di bicchieri e zucchero.
infìlati!
Quando il lampo ti avvolge,
infìlati!
E fulminami!
Quindi:
aspetti di sopravvivermi
con una tasca piena di sassi
ad evitare il volo.
(l’ho capito, sai?)
mi perdo nelle righe bianche
e poi cenere.
scrivo ri-scritture di-versi perché
la forma è la nostra condanna.

((la violenza che la vittima impone al proprio carnefice, amore mio,
è questo sorriso becero e orfano di gioia
che non mi laverai a colpi di sperma
né offenderai le mie parti molli
straziandole
sono forse io la lama?
o il manico?
non ti perdonerò la viltà della sopravvivenza, suicidati!
arrotolati gl'intestini a cordoglio
-cravatta per disperati-
questa è la mia parte dello specchio
la tua è cieca ad un occhio
piegata a triangolo distorce
e in dispari ammenda
rinnova angolo e spigolo))


ho la gola pesante,
mi shackero a testa in giù
( tu hai finito )

apro la bocca e fiotto.














non mi ricordo quanti mesi, fa.
questi sproloqui.
ma oggi mi sono capitati sotto le nari, che sto facendo ordine e raccolgo tutto per bene.
quindi, eccoli.
^_^



beware of bear in love

2 cra cra


ma non è semplicemente PERFETTA?
^_^

la maglietta apposta per me.
oltre al suo giallo bello:
che bisogna davvero stare attenti agli orsi innamorati che non si accorgono di artigli e zampe che fanno male.
o forse non bisogna essere bamboline con gli occhi a X
(che forse non si vede bene, ma la piccola nelle mani del plantigrado innamorato ha gli occhi a croce, forse ha già smesso di respirare... UNO DUE TRE... RESPIRA! UNO DUE TRE... RESPIRA! urge respirazione bocca a bocca!! e altri provvedimenti di pronto e rapido soccorso, presto!)

in ogni caso, questa maglietta è PERFETTA e li vale tutti gli euri che ho speso per averla
*_*





io sono metà

1 cra cra




Io sono metà


Ti aspetto nel buio

ho l’abito rosso

stretto alle spalle

le scarpe sbagliate

non so a chi ti accosti

a chi stringi le mani

ma ovunque rimani

io sono metà


perle e cristalli

riunirsi in un filo

compagni di un unico giro

che insieme invecchieranno

non spegne l’inverno

non brucia il calore

per chiunque ti vuole

io sono metà


richiuderò gli occhi

nel gelo fontane

per quanto sian profondi

i tagli asciugheranno

mi tengo i tuoi segni

mi spetta il tuo odore

a chiunque ti vuole

io sono metà



grazie a Petra Magoni e Ferruccio Spinetti che con questa Musica Nuda, mi spogliano lo scheletro.
e canto, aspettando il mare.
sottovoce, sapendo il sale che odore ha.
e mi spetta, tutto quanto.
ma io sono metà, così.





Due poesie: non pesano, tranquillo

1 cra cra


Love After Love


The time will come
when, with elation
you will greet yourself arriving
at your own door, in your own mirror
and each will smile at the other's welcome,

and say, sit here. Eat.
You will love again the stranger who was your self.
Give wine. Give bread. Give back your heart
to itself, to the stranger who has loved you

all your life, whom you ignored
for another, who knows you by heart.
Take down the love letters from the bookshelf,

the photographs, the desperate notes,
peel your own image from the mirror.
Sit. Feast on your life.


(Amore dopo amore

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell'altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero, che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d'amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. E' festa: la tua vita è in tavola.)


Winding Up

I live on the water,
alone. Without wife and children,
I have circled every possibility
to come to this:

a low house by grey water,
with windows always open
to the stale sea. We do not choose such things,

but we are what we have made.
We suffer, the years pass,
we shed freight but not our need

for encumbrances. Love is a stone
that settled on the sea-bed
under grey water. Now, I require nothing

from poetry but true feeling,
no pity, no fame, no healing. Silent wife,
we can sit watching grey water,

and in a life awash
with mediocrity and trash
live rock-like.

I shall unlearn feeling,
unlearn my gift. That is greater
and harder than what passes there for life.

(Concludendo


Vivo sull'acqua,
solo. Senza moglie o figli.
Ho aggirata ogni possibilità
per approdare a questo:

una casa bassa presso l'acqua grigia,
con finestre sempre aperte
sul mare stantio. Certe cose non si scelgono;

noi, siamo quel che abbiamo fatto.
Soffriamo, gli anni passano,
ci liberiamo di tante zavorre, ma non del bisogno

d'ingombri
. L'amore è una pietra
che si è posata sul fondo del mare
sotto l'acqua grigia. Ora, non chiedo niente

alla poesia, se non vero sentire,
non pietà, non fama, non sollievo. Sposa silenziosa,
possiamo sederci a fissare l'acqua grigia,

e nella vita che tracima
mediocrità e rifiuti
vivere come roccia.

Dimenticherò il sentire,
disimparerò il mio dono. E' più grande
e arduo questo, di quanto là passa per vita.)


grazie a Mr. V. ho conosciuto questo poeta, Derek Walcott, che ora lascio qui.
che queste due poesie fanno parte della raccolta Mappa del nuovo mondo, che mi sta facendo tanto bene, tanto.
che è poi così bello trovare nelle parole degli altri briciole dei propri segreti...





martedì 15 aprile 2008

non pensare al di là delle cose

0 cra cra

(laQuiete@Lokomotiv 11/04/08)

Quegl'attimi, quei momenti, questi qua, senza definizioni possibili.
I denti si scontrano grattugiando arcate e sillabe:
sai davvero con chi prendertela?
Che non siano solo paranoie attaccate alle gengive quelle che ti portano al ghigno.
Che nemmeno siano attaccate a vecchi muschi e licheni.

Farmaci:
per dormire
per smettere di dormire
per mangiare
per smettere di mangiare
per respirare meglio
per ricordare tutto
per dimenticare il peggio
per parlare tranquilli
per tacere quando è d’obbligo
per camminare dritti
per piegarsi elastici
per restare in piedi
per cagare
per smettere di cagare

te ne fai un po’, qualche miscuglio, e fra smettere e ricominciare, vedrai che una cura la trovi, alla fine al massimo dormi due giorni e ti risvegli nuovo.

Eppure no, no.
Ti dico, no.
Il digrigno continua stabile, lo schiaffi in faccia a chi resta, lo usi a mo’ di frusta:
hai capito che ho detto?
Una cazzo di frusta sulle guance dell’avventore immobile, annichilito dalla tua reazione risoluta:
al sangue, urla cieca, al sangue!

E così te ne vai trionfante, gambe a giro e manintasca, sai quell’orso goffo che gioca con monete obsolete e passo irregolare nel flusso della gente che scontra*?
Ecco, me lo ricordi propriamente.
Una foto sonica, direi.

Solo che non è mai successo, tu non l’ha mai fatto quel gesto celere e sanguigno.
Te la porti dietro, proprio dentro, quell’ira sferica:
un qualcosa d’indescrivibile che avvolge tutto ciò che fai, che ti si avvicina, che ti sovrasta.
La tua stessa rabbia, quella che non agguanti, quella che credi di controllare, ma che ti blocca.
Che ci sono giorni in cui si fa quasi ispirazione e intento e quindi mandi giù, semi sereno: ti sembra anche vivibile, dopo tutto cosa ti manca:
hai un buco tutto per te, un po’ d’aria al mattino e ogni tanto un giro, va bene no?
Ma è un armistizio inutile,in realtà si tratta di un vicolo che – cieco – non porta oltre al solito angolo.

E i denti, quindi, si fanno urlo strozzato a dire:
oh, quanto vorrei, vorrei, ma ora no, non posso.

Idiota a darsi ancora tempo, in tempi maturi per l’azione stare fermi è blasfemìa.
D’altro canto muoversi a vuoto e con irruenza inetta è pure peggio.

Equilibrio, dice il saggio.
Equilibrio, mi ripeto e ti dico ancora.
Equilibrio, mentre si salta da un vuoto all’altro.

Che in quel buco, le mani, lui le mantiene, cercando poi cosa?
Che in quel buco, lo vedo affogare:
ma ognuno è libero di morire di sé.

Da qui possiamo solo prendere atto che i denti urlano:
i miei, così come i suoi.
E accettare il coraggio che vagola.

Sono qui, oltre il buco, ti basta un salto.
Hop – là.














*ORSO si sposta goffamente con passo irregolare
nel flusso irregolare della gente che scontra;
le mani dentro a un buco, tasche sfinite
vociare di monete obsolete
Orso ci vede nebulosamente, nebulosamente: già

da Sonica, Marlene Kuntz





certe volte c'è chi ti guarda

1 cra cra

(dalla serata al Lokomotiv, 11/04/08, laQuiete)
lo so non è niente di spettacolara, questa foto, ma.
mi piace il fatto che lui mi stia guardando.
ecco.

mi piace pensare che certe volte c'è chi ti guarda, al di là di tutto.





ci sono piedi e ci sono teste

5 cra cra

bisognerebbe distinguere.

intanto mi accontento di tenere a bada la febbre, lavandola via dai capelli e cercando di tener su mento e volontà.

mentalmente tieni il conto delle sconfitte:
interne agli schieramenti, esterne alle urne, pendenti su coalizioni e partiti, possiamo ancora chiamarli così?, già, partiti.
nel senso che non ne è rimasto uno, tutti via.

questo è il medioevo del nuovo millennio?
tutti a stringere cravatte e comprare doppiopetto blu, belli quei bottoni in vista, proprio belli e rassicuranti.

ricominceranno le giaculatorie:
- stiamo bene
- l'italia è in crescita
- siamo un popolo libero e ricco
- non ci sono problemi: non confondiamo il reale con il percepito
- siamo tutti belli, pizza sole mandolino...

le nuove leggi le redigerà in napoletano, il nostro giovanissimo premier?*
e magari in parlamento farà entrare anche il suo menestrello, così da allietare le sedute altrimenti piatte e tristi.

e ci saranno altri diktat?
già stamattina, durante unomattina, il Giovanissimo ha redarguito il direttore dell'Unità, con una delle sue telefonate compulsive:
- che si dia una regolata

già, il popolo delle libertà decreta.

e le teste che vedo in giro, con percentuali minime d'eccezione, sono delle gran teste, proprio delle gran teste.
applausi.
applausi.
coi piedi però, che le mani sono impegnate a reggere la vista.
(che ce ne vuole di forza, per reggere cotanta vista)






* m'è d'obbligo una precisazione, una sorta di ammenda.
il napoletano di cui si serve silvio, non credo sia il napoletano che affonda le sue radici in una storia di dolore.
a me farebbe infuriare vedere e sentire la mia Lingua Sarda maltrattata così come il Giovanissimo fa con il napoletano.
consapevole di non essermi spiegata, spero che qualcuno mi abbia capito meglio.





lunedì 14 aprile 2008

cavandosi gl'occhi

1 cra cra


all'inizio io, la mia rana, e la febbre abbiamo fatto esattamente così:
massaggiandoci la pancia stesa non potevamo trattenere rutti di perché.

certo che è un gran bel vivere, questo italiano degli ultimi anni.

indignarsi è inutile.
ma certo non ci si può lamentare, se questi sono i risultati di scelte libere...
e infatti mica sto qua a indignarmi:
prendo atto di essere circondata da una massa di semivedenti, portatori malati di negazione.
negano le situazioni reali, cavandosi gli occhi con le loro stesse dita, che tanto sono tutti uguali, tutti quei ladri.

già, la negazione dei liberi cittadini che esercitano il loro diritto di essere incoscienti.
un gran bel vedere, da qua...

credo che i miei concittadini 'consapevoli elettori' abbiano questo fra i loro passatempi preferiti.



grazie ancora a blu per le animazioni perfette.

intanto preparo la valigia, grande, la più grande che ho.
o forse la più piccola e leggera:
che il prossimo viaggio sarà di sola andata, che è meglio.
già.





fever with no sound

1 cra cra


ancora blu che mi aiuta a dispiegarmi:
la febbre, questo vortice.
un senso interno di perdizione, che si arrotola e si clona e si riempie di altro.
ma sempre stando interna, la febbre.
esplosione intima.

credo che queste animazioni, sul muro, sui muri, rendano perfettamente il nulla che a volte c'invade, come uomini, come portatori di entropia.





election day

0 cra cra


che siano così i popoli?

grazie a blu che mi fa compagnia con le sue animazioni.
in questa febbre insonne.

(nemmeno il paracetamolo mi fa dormire e la gola è in fiamme)





domenica 13 aprile 2008

your doings alone are what remain of me

1 cra cra

(e qui stavano proprio suonando i tubi di Susej e io ho provato a rubare una silhouette a questo estragon blindato)

Susej
Haggard and emaciated
as recollected
loaded in at the same place
as where you got off
on the lips the same questions still
about the first things, the last days
or simply just about substances
Let us go home
You ask me, old man,
where are you harbouring what I had in mind?
Is it inscribed or was it drowned?
I say
your doings alone are what remain of me
beneath layers, years, annual rings
it is yet still engraved
Let us go home
to yours and mine
I sing of our catastrophes
intonate the breakdowns
I join in each deceptive cadence
I extemporize upon your harmonies
up to the refrain, to the finale
Let us go home
Susej
We have to make everything work in reverse
Susej
Climb down from your skull hill
Susej
back through streets and alleys
Susej
the rabble and the masses
they can go home now
Susej
Call the astromagic off
even the Magi can go home
Susej
They can all go home
All
Ajulellah
Ajulellah
Ajulellah
Ajulellah
Be transitory!



con la febbre ci si sente soli, di quella solitudine acida e disarmata.
senz'abbracci.
con la febbre sale la temperatura e scende la difesa razionale.

e la televisione blatera di tradimento e perdono:
che le coppie che si amano non si tradiscono
che la more non ha scuse
che se si arriva al tradimento...
ma come è possibile se mi ami baciare un'altra bocca che non sia la mia?

e questa televisione mi trapana le ciglia.
me le fa cadere sul naso e dal naso poi scivolano via pure i nei, tutti.
ma che ne sanno cosa significa?
perché parlano?
ahahah, la febbre sale e arriva a coprire tutto, sfuocando quello che definiamo tutto il resto.

chi non combatte fugge e chi fugge non ama.
ahahah, ma qui davvero sono arrivati a parlare di filosofia del sospetto:
devi condividere un amore e se lo condividi con una persona che anziché costruire sfascia, non c'è proprio amore.
e queste sono le pillole di saggezza di Carmen Russo.

spero che il paracetamolo faccia effetto presto, perché mi sto sgretolando.

a volte basta un abbraccio.
altre volte no.

ma quindi siamo così soli con noi stessi?
davvero non vale la pena provarci?

le lumachine aspettano.





Ich Warte

1 cra cra

Ich Warte (I'm Waiting)

I’m waiting with closed eyes
waiting for the morning
I’m waiting for the cleaner
to dispose of the flower waste
I’m waiting for the waitress
moons are what I’ve ordered…
I’m waiting throughout the newspaper
until it’s time for the world
I’m waiting with the ballpoint pen
for ideas to strike
I’m waiting waiting waiting
until it’s time to return
I’m waiting in the gaps in between
allegedly unprotected
I’m waiting for the new language
that that will be of use to me
I’m waiting for the dopamines
that have been internally promised
I’m waiting for the vision
that the film finally begins
I’m waiting at the machine
waiting for my money
I’m waiting until a lump of cosmic junk
crashes down at my feet
I’m waiting touching black keys
because white as yet is wrong
I’m waiting waiting further waiting waiting unperturbed
I’m waiting for the cat’s gait’s racket
I’m waiting for the fishes’ song
I’m waiting for the single big
irrepressible gong
I’m waiting for the dark masses
between the stars still undiscovered
I’m waiting for the saucers
kept in the Andes by the Nazis under cover
I’m waiting at the edge of the world
where even atoms feel giddy
I’m waiting right by the black hole
I’m waiting waiting still waiting
I’m waiting undeterred
I’m waiting for my iceberg tip
at the end of all physics
for November heat
and for things that don’t exist
I’m waiting waiting incessantly
ultimately for music
I’m waiting for the one
who has truly earned her name
was always there is always right
for the one who excavates the sun
who suspends the law of graves
I am waiting for her who tactlessly harvests
dripping honey
dancing barefoot without slipper
who note for note eludes rigidity
appears immediately familiar to all
I’m waiting for her to open doors gates sluices
until in a cloudburst – reveille fanfare –
unexpected she leaps out in ambush
I’m hoping she’ll instigate a hymn
I’m waiting for there to be nothing left to wait for
life is not an error, not error and music
I’m waiting
I’m waiting still


Einstürzende Neubauten


era vietato fare foto, un omone gigante ha minacciato:
te la confischiamo e te la rendiamo a fine concerto.
cooosa?
ma stiamo scherzando?

l'ho messa via, inizialmente.
ma provate voi ad andare ad un concerto dei Neubauten, rischiare di rimanere incinta solo perché ti mantieni fra prima e seconda fila e i maschi infoiati s'nfilano letteralmente sotto la gonna,
(certo, anche io che mi tento i concerti con le microgonne svolazzanti e le maglie a rete sbrindellate... ma mi piace essere comoda, ecco!)
portarsi appresso un chilo e passa di macchina e NON fare nemmeno una foto!

beh, mi sono dovuta arrendere.
davanti a me ogni tanto una testa di capelli che si muoveva male, ad altezza obiettivo,
dietro uno degli esponenti maschili sopradescritti,
(che poi si è preso una bella figura di merda plateale, che a manuela non puoi frugare sotto la gonna senza il suo consenso, averla corta - la gonna - non significa che la dai via così, la figa!)
e il fotografo ufficiale con tanto di gomma da masticare d'ordinanza
(e vi giuro aveva un modo di masticarla così sborone e fastidioso, a mascella tesa: brrr)
e nikon D2X al collo, che sembrava fulminare chiunque si cimentasse in scatti.
quasi pronto a fare la spia.
sembrava più un agente della STASI, che non il fotografo dell'Estragon.
triste.
e tristi.

io qualche scatto l'ho rubato, ma poi ho deciso di godermi il concerto.
e ballare.
e cantare.
e fanculizzare quei peni struscianti che tirano su la testa convinti che tutto gli sia concesso, mentre invece fanno solo schifo.
solo un gran schifo.


non sono femminista.
non sono generalista.
ma gli uomini fanno schifo:
privano i contatti di quella semplice intimità che potrebbe esserci nel condividero lo stesso spazio ristretto.
rendono, spesso, il tutto incredibilmente vischioso e vinilico.
ma senz'attacchi di arte, ecco.

continuo a cantare, che è meglio:

Ich warte mit geschlossenen Augen
warte auf den Morgen
Ich warte auf die Putzkraft
die soll den Blumenmüll entsorgen
Ich warte auf die Kellnerin
hab Monde mir bestellt ...
Ich warte durch die ganze Zeitung
bis es Zeit ist für die Welt
Ich warte mit dem Kugelschreiber
auf den Einfall der Ideen
Ich warte warte warte weiter
bis es Zeit ist zurückzugehen
Ich warte in den Zwischenräumen
vorgeblich ungeschützt
Ich warte auf die neue Sprache
die die mir dann nützt
Ich warte auf die Dopamine
die innerlich versprochen sind
Ich warte auf die Vorstellung
dass der Film endlich beginnt
Ich warte vor dem Automaten
warte auf mein Geld
Ich warte bis ein Stückchen Weltraumschrott
direkt vor meine Füsse fällt
Ich warte taste schwarze Tasten
weil Weiss bisher nur irrt
Ich warte warte warte weiter warte unbeirrt
Ich warte auf Katzengangeslärm
Ich warte auf Fischessang
Ich warte auf den einen grossen
unbeherrschten Klang
Ich warte auf die dunklen Massen
zwischen den Sternen noch unentdeckt
Ich warte auf die Untertassen
von den Nazis in den Anden versteckt
Ich warte am Rand der Welt
an dem es selbst Atomen schwindelt
Ich warte direkt am schwarzen Loch
Ich warte warte immernoch
Ich warte unverdrossen
Ich warte auf meiner Eisbergspitze
am Ende der Physik
auf Novemberhitze
und auf Dinge dies nicht gibt
Ich warte warte immer weiter
letztendlich auf Musik
Ich warte auf die eine
die ihren Namen wohl verdient
immer da war immer recht hat
auf die eine die die Sonne ausgräbt
das Gesetz der Gräber aufhebt
Ich warte auf die die taktlos erntet
honigtriefend
barfuss tanzend ohne Hemmschuh
die Ton für Ton der Starre entkommt
die jedem auf Anhieb bekannt vorkommt
Ich warte bis sie Türen Tore Schleusen öffnet
bis sie wolkenbrechend - Weckruf Fanfare -
überraschend aus dem Hinterhalt sich stürzt
Ich hoffe sie zettelt eine Hymne an
Ich warte bis es nichts mehr zu warten gibt
das Leben ist kein Irrtum, kein Irrtum und Musik
Ich warte
Ich warte immernoch








sabato 12 aprile 2008

ev'rything left

0 cra cra

TUTTO LASCIATO A METÀ
Mio diario inconcluso,
è tempo di bruciare.
Posso sognare,
perchè non sono niente.
Lasciami morto
sul tappeto,
fammi morire ad occhi aperti,
senza aspettare
che sia buio.
Liberami dalla mia attesa,
respirerò lo stesso.
Ma vivo ancora fra le ombre.
Ho radici perse nella sabbia.
Confondo il pianto dei colori
con i gemiti del vento.

laQuiete

stasera al Lokomotiv, uno dei concerti più belli che abbia visto finora.
forte, trascinante, semplice.
sì, c'era un'atmosfera semplice, sembrava quasi il mio tempo addietro.
solo con tutta l'esperienza di finora, tutta in mano a fare clik.
e dire che sembrava, all'inizio, che non ne avessi voglia.
poi i fiumi di birra hanno lavato via ogni titubare...
=)
e loro mi hanno salutata, prima del concerto, in uno di quei bar da circolo privato, mancava solo il rumore delle bocce, perché i vecchietti c'erano tutti.
poi, a fine concerto, una volta scesa dal palco (ebbene sì, mi sono arrampicata sul palco, eheheh) mi sono baciata di soddisfazione il cantante che nonostante avesse la febbre a trentotto, ha spettacolato sbranando il microfono e grattuggiando corde vocali e non.
davvero uno spettacolo!
io felice, già.





venerdì 11 aprile 2008

se bastasse un caffè a dimenticare lo zucchero

1 cra cra

Quando stai lì, in bilico: il bordo del letto col culo e già il piede che si muove a cercare una pantofola, un sostegno per evitare il pavimento.
Attimi cruciali in cui potrebbe accadere di tutto.
O forse TU vorresti che accadesse di tutto, invece.
Invece è mattina, la sveglia disturba prima di tutto le orecchie e poi gli occhi:
ne avessi trovata una, dico una, che non grattugia l’aria di vetro che c’è alle sei, quella che potrebbe anche tagliare una volta spezzata, indipendentemente dalla stagione che si attraversa, l’aria a quell’ora è un’arma, c’è poco da dire.
Ho provato a sistemare un timer sveglia in modo che le mie canzoni preferite appaiano come scialuppa all’orizzonte del giorno, ma sono pigra e incostante e mi annoio facilmente:
un giorno sì e uno no dovrei cambiare la tracklist e reimpostare tutto, quindi non fa per me.

E ora ho finito anche il caffé, posso provare ad allungare questo trampolino con un altro biscotto, o forse due:
a volte sono uno stimolo al movimento questi biscottini bicolore con il cuore di vaniglia cremosa.
Ma prima o poi anche la carta biscotto esaurirà il suo gioco.

E allora sì che l’andirivieni quotidiano avrà inizio:
saliscendi di scale e piani, giravolte di strade e ingressi ancora chiusi o già chiusi, file e sportelli, e pausa pranzo e il giornale sfogliato in fretta sperando che una qualche notizia ci dia un miraggio di umanità ancora salvabile, e passi su passi, fino al rientro.
E la porta che si chiude con poca grazia sulla giornata ennesima di galleggiamento, segna l’avvio della sera, coi suoi ritmi rallentati.
E gli occhi a metà strada fra riposo e desiderio di svago.
E il ricordo del caffé mattiniero è un retrogusto amaro.
Che si ripeterà, fedele, ancora qualche ora più in là, da venire.





giovedì 10 aprile 2008

with no heart

2 cra cra


The rain

I know a man with the world on his shoulders
And angel's wings on his back
Angered and troubled by so much that's out there
And struggling not to paint it black

But the rain will come and wash it all away
The rain will come and wash it all away
The rain will come and wash it all away
And bring the sun

And he lives all alone out by the railway
With only dreams for company
But at night he flies high up to the stars
And sets his spirit free

And the rain will come and wash it all away
And the rain will come and wash it all away
The rain will come and wash it all away
And bring the sun

And he dreams of a girl with the moon in her eyes
And fire in her heart
And one day he'll find his way to her
And never will they port

And the rain will come and wash it all away
The rain will come and wash it all away
The rain will come and wash it all away
And bring the sun
And bring the sun
And bring the sun


Lou Rhodes


cercavo altri lavori di Ericailcane e ho trovato questo, fatto con Villoresi.

oggi ho fatto colazione con quel pezzo di cuore che mi era rimasto dalla settimana scorsa, ve lo consiglio:
alto contenuto proteico, privo di grassi antipatici...
meglio di un frullato alla banana.

e ora mi sento proprio bene
=)
tanto poi arriva sempre un poi, e non mi troverà ad aspettare nulla, non mi chiamo mica come tutti.
per questo ho finito quel tozzo di cuore, stava andando a male e iniziava a puzzare un po', messo da parte a forza, in una credenza con le ante storte.

che non sono tipa da cuore, io.
eheheh, roba da smidollati.
al massimo chiedo un prestito al gatto, all'occorrenza.

quindi, così, ognuno è tranquillo per i fatti suoi, e nessuna conseguenza.
ma certo nemmeno condivisione, già.
l'importante è stare tranquilli, mi dicono.
ed è vero.
la condivisione è roba da cuore, d'altronde.

sfruttare l'occasione, senza rimuginare o che.
irrigidirsi forse, ma senza dubbio guadagnarne in equilibrio.
elargire movimenti e abbracci così come si fa con le bambole:
plastica e bei capelli.
ma senza cuore.


consiglio di fare altrettanto ai pochi di voi che hanno conservato una fetta di cuore:
spazzolatelo, rosolatelo, fiamma vivace e poi buttate giù.
una volta bolo niente più vi farà male.

niente più vi potrà inquietare, tanto per ora è così comunque.

che poi arriverà la pioggia a lavare tutto.
;)





Ma - poi - a chi piace sbrinare il frigo?

1 cra cra

Ci sono di quelle sere, tranquille.
Quando le canzoni, tutte quelle che ascolti da qui al letto, hanno l’incastro esatto e si fanno labbra in movimento fra un pensiero e una sigaretta.
E il condizionale è solo una possibilità: in quelle sere lì si va d’indicativo, di lusso. Tutto è netto, senza bisogno di essere definito, ci si arrischia anche ad usare il futuro, quasi leggeri. Gli orologi sono rivolti dall’altra parte e il tempo non è ticchettio infame e persino il gatto sembra più morbido. Il portacenere non si rovescia sulle lenzuola lasciando quella traccia olfattiva di vecchio bar, da incrocio in periferia.
Non senti nemmeno il solito mal di schiena da strega, l’angolo acuto di dolore quotidiano: potresti saltare fin’al soffitto.
(potresti, ma non lo fai: non si bestemmia la flemma con azioni dinamiche gratuite)
Per uno strano gioco di equilibri, gli occhiali non pesano sul naso, sono davvero le tue viste quelle che scivolano prima sulla pagina di storia comparata poi –lascive- sull’intercapedine fra battiscopa e parquet, con una naturalezza nitida che non si cura minimamente delle sfocature ai margini.
O delle distorsioni.
Ecco, appunto: le slogature.
Hai raggiunto la linea delle palpebre lasciate a fessura, con estremo godimento ti avvinghi ai cuscini, senza lesinare il più piccolo degli ossi dalla torsione pre-sonno.
Con apicale lentezza, fai tutto questo, in quelle sere lì, tranquille.
Ma:
sei già piegato in curva fetale di riposo e la contorsione che di lì a poco ti attraverserà si annuncia con un movimento improvviso, non voluto né amato.
Le ciglia si separano, aprendo nuovamente alla luce la strada.
Un lampo: quel bottone rosso che incauto hai premuto con il medio della mano destra, la maledetta, sempre a far qualcosa, lei.
-e se non mi alzassi, che succederebbe?-
Ed ecco, l’armonia si è dissolta in un millisecondo:
l’indicativo non è più di casa.
Per un cazzo di frigorifero bastardo ci si deve alzare e sdormirsi, controvoglia maneggiare acqua gelida che lascia nelle mani quel tipico odore di ghiaccio finto e perdere definitivamente la leggerezza d’intenti.





mercoledì 9 aprile 2008

non credevo che il cervello potesse farsi polvere, così

2 cra cra

come mille, moltiplicati per se stessi svariate volte, granelli di sabbia.
non stanno vicini, si grattugiano a vicenda,
logorandosi.

riempiendo spiagge, ma anche cervelli.

chiudendo e aprendo gli occhi veloce veloce, mi sembra pure di vederli, 'sti pippoli.

e tutto questo non verrà registrato da nessuna parte.
nessun fascicolo personale a mio nome conterrà il numero preciso delle mie perdite.

fra nervi e cervello, mi sono rimasti solo i capelli:
resisteranno fino alla laurea?


****

ho sempre provato un'attrazione irresistibile per tutti gli inquilini sotto i sassi o nelle fenditure dei muri di làrdini, dimostrando una paura schifata, coerente negli anni.
smorfie e arcata sopraccigliare mobile seguiti da un inconsulto movimento di spalle, su e giù, a stringere il collo e piccoli urletti insopportabili:
di fronte a una cavalletta
o a una blattella giallo-bruna.

ora mi limito a cercare una suola abbastanza capiente e inesorabile:
SPLAT!

i ragni no, quelli cerco di portarli fuori, sperando che non s'installino nuovamente fra muri e finestre.
come potrei ucciderli con le loro magnifiche otto zampe leggere?
la fascinazione l'ho sempre ammessa, nonostante un tempo la comunicassi con disgusto appariscente.

ma di fronte ad un esemplare così, (quanto sarà grande? quanto? secondo voi?), non reggerei lo scettro della beatitudine.

attrattiva a prescindere.





martedì 8 aprile 2008

smettetela con le meduse!

3 cra cra

(qua sono io bellissimissima - che me lo dico che qua mi piaccio molto =) - con Emilio, a Samugheo quando i mamutzones ci hanno riempito la faccia di carbone, belli)


ne ho iniziate più con come e che, che non con un inizio da inizio.

detto questo, mi svolgo subito.

sono arrabbiata, molto infastidita.
ho provato a contare tutte le persone che conosco, grandi e piccole, senza distinguere il sesso, che effettivamente non vivono la loro vita sottotono.
non sto a riportare i numeri e i grafici, ma è incredibilmente deprimente vedere come la maggior parte delle persone in ordine:

- non ho il coraggio
- ci sono troppe cose da risolvere
- eh, ma tu sei forte, io devo sopportare
- bisogna avere pazienza finché poi un giorno
- ora no, ma poi vedrai che tutto si sistemerà
- ah, dopo la laurea comincerò a vivere come vorrei fare da una vita
- è impossibile che lui capisca
- inutile parlarci, tanto non ascolta
- prima o poi farò quel viaggio
- sono sicura che adesso devo stringere i denti poi arriveranno momenti migliori
- adesso è così poi si vedrà
- un giorno farò il lavoro che mi piace

ma è possibile che siate un ammasso di rammolliti?
meduse statiche a rigirarsi le chiappe coi talloni, ma come porcodundio potete pensare di migliorare la vostra condizione in un poi, in un prima o poi, in un più in là, se ora adesso qui, nel qui dove siete in questo momento, non cambiate un minimo di qualcosa??

ma come crisshto pretendete di non annoiarmi dopo tutti gli sbattimenti sputa sangue che sapete benissimo mi sono buttata giù a secco senza nemmeno appendermi alle vostre spalle?
ma non vi sentite ridicoli?
e magari siete pure convinti che questo poi vi/ci sia dovuto e che arriverà sicuro, vero?
idioti, cretini che non siete altri!

ma guardatevi attorno, quando è stata l'ultima volta che ci siamo visti?
e quando abbiamo avuto l'ultima volta l'occasione di stare bene?
non avete mai pensato, non vi ha mai sfiorato l'idea che ci potrebbero essere dei poi che non arriveranno mai?
la smettete di rimandare la vostra vita, diocantamale di merda?

rallentate anche me, non per altro.
e il mio tempo, non so il vostro, è molto prezioso, non l'ho mai sprecato e non voglio cominciare adesso.
mi state gonfiando le palle con le vostre indecisioni, le vostre folli preoccupazioni per qualcun altro invece che decidere per voi.
invece che vivere quello che sentite come lo sentite nel momento in cui lo sentite.

mi sentite, stronzi?
ve le sturate le orecchie e la smettete di reggere mani e polsi e piccole palle?
di cosa avete voglia?
di consumare le possibilità?

ah, quanto odio i punti di domanda eppure devo usarli che non ci arrivo a dare un calcio in culo a tutti voi, quindi vi pungo di domande biliose.

ho sempre pensato nel momento in cui ho iniziato a voler bene a chiunque di voi
- non deludermi

ma poi mi ritrovo a scansare pesticidi di posticipi e finti movimenti.

ma è così difficile vivere quello che si sente di volere?
evitando il più possibile compromessi e ipocrisie.
non è una questione di rispetto e sostegno e tutte quelle sensibili mescolanze di roba buona a pararsi il culo.

siete senza palle.
non avete spina dorsale.
vigliacchi.

state lasciando vivere solo me e io sono obbligata a lasciarvi indietro.
questo, volete questo, amici miei bastardi?
rimanere indietro a guardare sul grande schermo come la manu, quella forte, quella che le cose le fa oltre a dirle, se ne va per la sua strada, lei sì.

allora non siamo mai stati amici, solo specchi.
vetro a perdere.
gente adatta al tempo di una serata insieme, ma nulla di più.
non ce lo meritiamo.
coglioni, non rovinate tutto!

e se pensate che io sia una testa di cazzo, va bene, qualunque cosa pur di risvegliarvi un minimo.

i brutti periodi li attraverseremo sempre, sempre.
questo non ci deve impedire di vivere al meglio, che di possibilità abbiamo questo tempo presente, non un poi nebbioloso e stupidamente ipotetico.
smettetela di vivere d'ipotesi.
non aspettate di non poter più fare niente e rimanere con in mano un pugno chiuso di
- se solo avessi la possibilità adesso, se solo lui fosse qui...

siamo attraversamenti pedonali, miei cari, siamo passaggi e oblò.
siamo solo un prestito, perché lasciarci evaporare in nome di qualcosa che ancora non vediamo?

siete tutti, tutti nessuno escluso, persone incredibili.
non vi ho scelto a caso, sono così orgogliosa di voi.
però vi state attorcigliando come vermi schifosi.
come quello che mi ha sempre fatto schifo.
vi state impantanando in fanghiglia puzza, di quella che abbiamo sempre dileggiato con onore.
come mai non combattete?
armistizio?
nooo, svegliaaaa!

mi state facendo passare la voglia di credere che ci sia ancora qualcosa per cui vale la pena.

non vi dico di fare come me, che prendo i treni e scopro che anche a milano c'è il sole e il cielo grande a volte, ma ogni tanto osate.
osate osarvi, che siete belli quando siete vivi.

anche perché a furia di accumulare i miei treni, i tanti cieli e tutto quel vento fra i capelli, i vostri poi saranno per me sassolini fastidiosi che dimenticherò da qualche parte, sott'a una panchina di chissàddove.

che anche se siete minchioni, se iniziate a smetterla con tutto questo immobilismo forzato, ci recuperiamo l'esistenza.

spero di non dovervelo dire un'altra volta.
che alla prossima passo all'azione:
calcinculo di quelli pesi.

mo' voglio vedere, che se vi voglio bene non potete mica lasciarvi andare così, ok?
^_^





L'amica di laura

0 cra cra

(per la foto, grazie al solito occhio paziente, che c'è sempre, prima o poi)


È sempre così, quando arriva l’ispirazione, manca la forza per accoglierla e sentire vecchie canzoni ancora impolverate di soffitta non aiuta certo ad affrontare il tutto.

Così persa in queste solleticherie, L'amica di laura sapeva di dover affrontare la giornata, il lavoro, gli autobus, la città, alzarsi dal letto, quindi tanto per cominciare, e vestirsi:
lavarsi la faccia e fare una colazione positiva di torta e the alla menta.

Con lo stomaco pieno ci si può atteggiare meglio, soprattutto se ciò che l’ha riempito è buono come una veneziana fatta in casa, morbida di mandorle e granella di zucchero.

L’apparente semplice gesto vanesio di raccogliere i capelli in una sola mano, attorcigliarli facendone quasi una corda da tirare su, dalla nuca alla fronte, che L'amica di laura ripeteva così spesso, aveva in realtà radici taumaturgiche: mi aggrappo alla mia stessa vita, con la forza che riesco a trarne, con la paura che non basti più.

Ma le mani perdevano la presa, giorno dopo giorno, in uno scivolare inesorabile:
le unghie muoiono da foglie, cadono ingiallendosi, limitando il tatto al palmo.

Continuava a ripeterla, questa similitudine, facendone mantra, preghiera isterica, arresa L'amica di laura, non aveva altre parole:
un bicchiere di sole e sabbia sarebbe servito a non farla saltare?

Forse oggi sarebbe bastato anche meno.

Ora la folla folleggia sul cemento da piedi che l’accoglie, L'amica di laura, scomposta in posizione ultima:
in un corpo che non è più involucro di niente.





Tout ça m'est Bien egal

2 cra cra


Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien
Ni Le Bien Qu`on M`a Fait, Ni Le Mal
Tout ça M`est Bien Egal
Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien
C`est Paye, Balaye, Oublie, Je Me Fous Du Passe


Avec Mes Souvenirs J`ai Allume Le Feu
Mes Shagrins, Mes Plaisirs,
Je N`ai Plus Besoin D`eux
Balaye Les Amours Avec Leurs Tremolos
Balaye Pour Toujours
Je Reparas A Zero


Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien
Ni Le Bien Qu`on M`a Fait, Ni Le Mal
Tout ça M`est Bien Egal
Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien
Car Ma Vie, Car Me Joies
Aujourd`hui ça Commence Avec Toi

Non Je Ne Regrette Rien


______________________________________

tutte le volte che ricomincio a studiare francese, torna l'onda Edith Piaf.
e oggi è particolarmente forte e grande.
e ha appena cominciato la pioggia quaffuori e ne sono felice che c'è sempre bisogno di qualcosa dal cielo, che cade diritto in faccia.
sempre.

e sono soddisfatta del mio non aver casa, quella in cui si radicano caviglie e ginocchia, quasi a voler fermare l'andare.
io sono in viaggio, a ritroso, partendo da un punto preciso, mi dirigo di spalle verso l'oltremare, non vedendo il traguardo, so che poi tornerò dal via a prendermi gli ultimi refoli di vento.

c'è chi lamenta e lamenta, dall'alto e dal fianco, lamenta e lamenta.
io ne sorrido, che di tali geremiadi me ne faccio rosari, e ringrazio chi di grazia per un motivo o per l'altro mi ha reso sì forte e indipendente.
ci sono donne che rimangono ragazzine:
piangi che poi arriverà chi servirà il tuo ultimo piagnucolìo, piangi, fai bene piccola, che è proprio così che si ottengono le Cose.
quell'ammasso di 'roba' di cui ti fai circondare e di cui non conosci il valore, che sempre qualcuno te ne regala un altro po', proprio quello che chiedevi fra le lacrime: aiutami, non vedi che sono triste e sola, povera femmina inascoltata.

essia che ne sono grata, perché tutto questo con me non è possibile, che me le trascino da sola le valigie, piene o vuote che siano, le porto a destinazione, continuando a respirare e andando di marcia.

oggi al mercato delle erbe una piccola signora delle verdure mi ha fatto compagnia fra una zucchina e due chili di clementine:
- mi ricordi tanto mia figlia
- be', lei non mi ricorda tanto mia madre (sorriso inclinato, capelli spettinati simpatici)
- vivi qua per l'università?
- anche, ma non solo
- ah, lavori... brava!
- grazie signora, sì sono brava, sembra anche a me (altro sorriso, meno inclinato ma sempre capelli spettinti simpatici)
- e cosa studi?
- lingue e archivistica, signora e ormai mi sto per laureare...
- oh, che brava sei così piccola...
- ehm, signora, lasci perdere, ho la mia età...
- maddai, avrai l'età di mia figlia... 20, 21 al massimo...
- diciamo 28 e 61 giorni, giorno più giorno meno
- ma davvero? sei così carina e piccina che è difficile capire quanti anni hai...
- già. ha ragione, spesso mi confondo anche io! (sorriso intero, stavolta, con capelli in giro)
che poi questo dipenda anche dal fatto che ormai ho raggiunto il mio peso forma, e sto proprio bene nella mia 40, senza grasso in più oltre alla morbidezza naturale delle mie forme, va da sé...

e caracollando come una lumachina un po' spagnola e per il resto sarda, tutta la bellezza della sardegna, non quelle lamentazioni da coddaprangendu che ne guastano così spesso l'aria, bah!, mi sono riaccompagnata a casa, fra asfodeli urlati e sporte di cibo fresco, buono.
che il mio pranzo non lo preparano altri.
sono l'artefice bellina di quello che mangio e chi vuole, ed è gentile, può mangiare con me qualche volta.
l'importante che non sia un morbido micetto bastardo attaccato ai maroni.
inutili pesi fastidiosi, niente a che vedere con un compagno di pasto o di letto, come la gatta Baba che mi sta insegnando a vivere con lei: quando è tempo insieme e quando ognuno è per sé, senza strascichi di pelo.
che poi i peli ovunque non fanno mica le fusa:
sporcano anche gli obiettivi.
ed io devo - sempre!- vederci chiaro, miei cari.
^_^





lunedì 7 aprile 2008

ci sono teoremi validi, a volte

0 cra cra


e con Il teorema di Peters dei la Quiete, mi riposo sinapsi e dita:

Le persone parlano di più quanto meno conoscono.
Il mio silenzio non ha altro frutto,
che farmi sentire quanto mi resta da imparare.



Good Luck!





il peso di Medea

0 cra cra

MEDEA

Tiepide parole leggere.
Mi manca l'aria.Mi brucia.
mi manca l'aria.Lei mi brucia.
mi manca lei.L'aria brucia.
mi manca e ora,cosa rimane?
mi manca e ora,cosa rimane?
sono solo medea.

Mi sento gelido,ricerco autunno.
Sguardi su sguardi,mea culpa infinito,orgoglio sconnesso,
le ultime preghiere,mi porto dietro il peso,mi porto dietro

il peso che schiaccia.

Quattro fottute pareti bianche,spazio attorno,attonito,
comprendo,apprendo,capisco,rifiuto la mia condizione

così statica.


Solo vago,fra me e me stesso.
Poggiato al freddo lato,sento calde voci,e colpa che

prende forma.

Chiedendovi scusa e domandandovi perché,
mi accorgo di quanto è difficile,
passarvi attraverso e ritrovarmi oltre,
mentre sboccia già l'arma di una docile violenza.

Affronto isterico il trascorrere del tempo.
Sono solo,sotto il peso dei miei sbagli.
Slanci di vita dilaniano il mio corpo.
Slanci di vita ricordano che,vivere è il mio scopo.
Lo sguardo perso nel vuoto mi prende per mano,la mia

mano diventa sua.


Languire per poi:
Conoscere.
Riconoscere.
Scoprire.
Un'endovena quotidiana d'ansia,
in posizione fetale per affrontare il peggio,
triste martirio senza criterio.
Cosa(cosa)resta?(solo)resto solo(solo io).
Cosa resta?(resta solo)solo...resto solo(solo io).
Approssimazione tesa alla compassione,un ciclo che si

ripete,

un cerchio in gesso bianco,disegnato in terra aderente.
Solo,viaggiavo nei sogni,per cercare di attraversare il

buio,

che ogni numero del calendario cela.
Il tempo per riflettere,per proiettarsi infinite volte sullo

schermo nero,

a velocità crescente.
Perso,nel caldo di pensieri,che si incontrano per caso.
Profonda risonanza.
Pioggia esplode in gocce arcobaleno,sbatte sulla vitrea

realtà,

che si confonde col mio sguardo e col mio occhio.
Resto solo io.



oggi è pomeriggio alzheimer, già.
questa, forse, la mia preferita di oggi.
auguro al chiunque che legge di ascoltare questa canzone il prima possibile.





Nadyr e dintorni

1 cra cra



NADYR

Lacrime talvolta bagnano zigomi
mani...mani che coprono visi.

La macchia d'inchiostro si allarga e muta colore,diventa bianca,cade verso l'alto.
Ecco il mio inverno che scoppia attorno.
Ecco il mio inferno che cola addosso.
Quante scosse ancora,per restare in piedi?
incubi per cancellare altri incubi.
Domanda muta.
Quante scosse ancora,per restare in piedi?
incubi per cancellare altri incubi.
Senza esito.
Il pianto,la polvere,la fine intesa come punto scuro,
nero,di non ritorno.
Morte.
Dentro il cuore,l'io...l'io soccombe,vittima della sua patetica fragilità.
Patetica fragilità.Patetica fragilità.Patetica fragilità.
Non è la soluzione,non c'è la soluzione.

Un vittimismo docile ad interpretazioni,
che facili parole che volteggiano nell'aria:
tese a consolarmi.

Rassegniamoci una volta per tutte,non è condivisibile.

Vittime di fronte alla resa.Vittime.
Vittime di fronte alla resa.
Sottile sentire ansioso.
Vittime di fronte alla resa.
Sottile sentire ansioso.
Lacrime talvolta bagnano zigomi

mani...mani che coprono visi.

La sconfitta è una voragine,la resa il mio suicidio quotidiano,
le azioni rese vane,dalla mia testa vuota.



loro sono gli alzheimer, sì.
dovremmo ascoltarli tutti, certi giorni.
che dire di più?
urlo con loro, cantando.
click





¡Que Viva Mexico!

1 cra cra


Marco's shadow falls on the door
to the 7 Lost Cities of Gold
finds a raven's head and rattler's tail
dead in his tracks, this Godforsaken soul's
unwanted here and his ghost lingers for years

Amalia's face hides behind the mask
sweating on the TV factory line
that smile on her face is starting to crack
while welding back the pieces of shattered heart
that's scattered out here, with the ghosts of her peers
searched for her lost child along the river of tears

At the end of the working week
when drunken worlds meet
both sides keeping a close eye
for a break in the line here... on the Crystal Frontier

Blood spills out on the streets
and bodies are missing for weeks
both sides keeping a close eye
watching the bullets fly here... on the Crystal Frontier

Ramon tightens up his leather belt
and slips through a hole in the fence
he can get you anything you want
might cost you a life, might cost you
the whole price of freedom here...on the Crystal Frontier



ancora poco, manca ancora poco.
^_°
e coi Calexico on air si balla già, battendo le mani allegre e sorridendo così:
un movimento plastico fra spalle e nuca, un abbozzo di gioia che quasi canta.

ci saranno galline e autobus di polvere, sarà un percorrere e vedere:
quanti occhi?
e poi altri profumi, il caldo e il deserto di roccie.
il mescal.
il peyote.
fino al chile.
fino alla fine del mondo, come si dice a volte
*_*





domenica 6 aprile 2008

do we have to

0 cra cra



outside there's a war
mothers hold their sons
cause soon they will be men
and have to say goodbye
cause they'll never know this life
till they have to say goodbye

I felt for you the way few ever do
and I still wonder why we had to say goodbye
but you'll never know this life
till ya have to say goodbye
do we have to say goodbye






Once again

1 cra cra


Jesus I don't wanna die alone Jesus
oh Jesus I don't wanna die alone

My love wasn't true
Now all I have is you

Jesus oh Jesus I don't wanna die alone

Jesus If you hear my last breath
Don't leave me here Left to die a lonely death
I know I have sinned but Lord I'm suffering

Jesus Oh Jesus If you hear my last breath

Jesus I don't wanna die alone Jesus
oh Jesus I don't wanna die alone

My love wasn't true
Now all I have is you

Jesus Oh Jesus I don't wanna die alone

Jesus Jesus
All my troubles
All My pain
Will leave me
Once again







sabato 5 aprile 2008

da qualche parte scritto

0 cra cra



Prega, Laura, l'amore
L'aurora non è ancora
timida beltà
e circa da tre ore
un pianto secco fa rumore
- tic tic tac -
fra gola e anima.

Prega, Laura, l'amore
sapendo che l'aurora
non lo porterà,

con tutte le sue prove,
come ebbrezze nuove
(tic tic tac
dal cuore all'anima)

Sogna di ricordi che per lei sono impossibili
dando loro vita con soffi di pietosa carità.
Nutre il suo languore con confetti di miracoli
e angustia il suo silenzio quando pensa
"sono la mia specialità".

E scrive, scrive, scrive tutto quanto
e non si sbaglia mai,
con la precisione
del poeta che non sbaglia mai.

E chi la leggerà
e si innamorerà
sicuro troverà
da qualche parte scritto
"E' troppo tardi...Laura"


Prega, Laura, l'amore
che vanga come il sole
incontro al buio va
e che giri come il globo
della terra il quale, poi,
verso il buio
la riporterà.

Prega, Laura, l'amore
perchè si prega ciò che
forse mai si avrà:
e quando crede vera
questa cosa, si dispera
in un sorriso che
sa d'infelicità.


Sogna che l'amore sia il ripudio della realtà
come una follia tanto bella quanto ineffabile.
E sente con la sua miserabile lucidità
che quella condizione non le sarà accessibile.


E scrive, scrive, scrive tutto quanto
e non si sbaglia mai,
con la precisione
del poeta che non sbaglia mai.


E chi la leggerà
e si innamorerà
sicuro troverà
da qualche parte scritto
"E' troppo tardi...Laura"




e io ero lì, in prima fila, a carpi.
con la mia Nikon fedele.
a cantare una sacrosanta verità, inaccessibile.

e ora sono qui, come sempre.
cosa va bene, cosa male?
c'è sempre chi decide al di là di quello che sarebbe meraviglioso fare,
come se avessimo tutto il tempo del mondo.
"E' troppo tardi...Laura"

come dice De Andrè:
Mastica e sputa
fino a che venga neve






venerdì 4 aprile 2008

qualcosa che

1 cra cra


Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
ritrovarsi a volare
e sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare
un sottile dispiacere.
E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
dove il sole va a dormire.
Domandarsi perché quando cade la tristezza in fondo al cuore
come la neve non fa rumore
E guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere
se poi è tanto difficile morire.

E stringere le mani per fermare
qualcosa che
è dentro me
ma nella mente tua non c'è
...

capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni

Uscir nella brughiera di mattina dove non si vede un passo
per ritrovar se stesso.
Parlar del più e del meno con un pescatore per ore ed ore
e non sentir che dentro qualcosa muore...
E ricoprir di terra una piantina verde sperando possa
nascere un giorno una rosa rossa.
E prendere a pugni un uomo solo perché è stato un po' scortese
sapendo che quel che brucia non son le offese.

E chiudere gli occhi per fermare
qualcosa che
è dentro me
ma nella mente tua non c'è

capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni.


...





laura saluta le foglie secche

1 cra cra


laura.
potrebbe essere arrabbiata, invece è stanca.
ha smesso di respirare dal pianto: attorcigliato al collo, come quella vecchia corda all'ulivo.
laura.
che sforzo ci vuole a tenerla vicina?
è così difficile?
non dovrebbe essere una piccola meraviglia?
laura corre da sola, e non vuole più chiudere gli occhi.
la vedi china su certe ossa, si abbraccia le ginocchia pensando basta.
laura.

(e non è giusto che certe porte si aprano e si chiudano finché si scardinano e il vento, quello, spesso porta grandi foglie secche e insetti morti, completamente morti. e quei petali bianchi coi bordi gialli, accartocciati, delle rose perse in giro, perse. e non è giusto che laura non sia felice)





giovedì 3 aprile 2008

Kenneth: negazione, controllo e infedeltà

1 cra cra

Avevo incontrato Kenneth in piscina quando avevo vent’anni. Era molto abbronzato, e aveva un bellissimo aspetto sportivo, bruciato dal sole e dal vento. Il suo interesse e il suo desiderio di vivere con me mi avevano fatto sentire che ci saremmo apprezzati a vicenda. Per di più era allegro e vivace come me, così pensavo che avessimo tutti gli ingredienti per essere felici insieme.
Kenneth era un po’ vago e piuttosto indeciso sul suo futuro, non sapeva che carriera intraperendere, che cosa fare della sua vita, e io lo incoraggiavo molto. Ero sicura che lo avrei aiutato a trovare la sua strada e ad affermarsi, dandogli il mio sostegno e i miei consigli.
Vivevamo insieme da tre o quattro mesi quando una sua amica e collega gli telefonò a casa. Sentendo che vivevo con Kenneth si meravigliò molto, e mi disse che lui non le aveva nemmeno accennato di una relazione con un’altra donna, sebbene si vedessero due o tre volte alla settimana per motivi di lavoro. La cosa mi aveva lasciata un po’ perplessa, ricordo bene la paura e il dolore che allora provai, ma solo per un momento. Poi superai questi sentimenti, ostentando una grande comprensione. Non volevo complicare le cose, così accettai la versione di Kenneth e seppellii i miei dubbi sulla sincerità delle sue promesse…

La terapeuta mi chiese se sapevo dove si recava quando usciva, e io le dissi che non lo sapevo, non glielo avevo mai domandato in tutte quelle sere durante gli ultimi cinque anni.
“Tutte quelle sere, per tutti questi anni, e lei non ha mai fatto domande?”
le dissi che no, non l’avevo mai fatto, che secondo me le coppie devono concedersi reciprocamente spazi di libertà…

L’analista durante quella prima seduta, mi chiese cosa pensavo lui facesse quando non era in casa. Ero seccata. Non volevo proprio pensarci, era l’unico modo per non soffrire…

Ora so che Kenneth era incapace di stare solo con una donna, anche se gli piaceva la sicurezza di una relazione stabile. Mi aveva dato mille indizi del suo comportamento.
All’inizio mi tenevo tutto dentro e sorridevo sempre, qualche volta alludevo alla sua infedeltà, ma la maggior parte del tempo facevo buon viso a cattivo gioco. Per questo sono finita in terapia.

Connie aveva vissuto per lunghi anni con un uomo che scompariva con sempre maggior frequenza senza mai chiedergli che cosa avesse fatto durante le sue assenze perché la sua capacità di negare era enorme, come la paura che si nascondeva dietro la negazione. Connie non voleva sapere, non voleva lottare né confrontarsi e, soprattutto, non voleva provare il vecchio terrore della sua infanzia: che il dissenso potesse mandare in pezzi tutto il suo mondo.
Ma lentamente, accettando di affrontare il panico che veniva a galla, cominciò a sentirsi più sicura: aveva capito che aveva in mano degli strumenti per affrontare la realtà molto più validi di quelli che aveva usato fin dall’infanzia. Cominciò a discutere, ad accettare il confronto, a esprimere se stessa e a far conoscere i propri bisogni. Imparò a essere sincera con se stessa e con gli altri più di quanto non lo fosse mai stata per anni e anni.



Ancora una testimonianza dal libro Donne che amano troppo, di Robin Norwood.
Leggerlo mi sta aprendo gli occhi, vedo le cose in modo molto più distaccato ora, sto molto meglio, nonostante magari strascichi di fastidio o lieve disgusto, ma è decisamente più semplice, ora.
Certo faccio ancora certe smorfie, come si può notare dalla foto, ma si superano quelle, è il minimo.

Domani l'esame andrà come andrà, chissené, potrei comunque decidere di accettare un invito, uno di quelli che suonano interessanti, e salire su un treno, già.
=)


aggiornamento rapido al post esame: è andato alla grande, un 26 con lode. la lode ce l'ho messa io perché era L'ULTIMO di spagnolo. la laurea è sempre più vicina, sempre che si sopravviva da queste parti, sempre che ne valga la pena...





mercoledì 2 aprile 2008

quante marianne?

4 cra cra

Ti trovo nel letto, con venti dita nuove che hanno occhi fissi e chiedo scusa, disturbo?
Mi ritiro in caduta delibera.
Ma in realtà vorrei uccidere, secca.
Allora occhio non duole, cuore non vede.
O sarebbe meglio vedere e potersi dolere di aver visto?
Come dire che occhio duole vedendo, ma se il cuore vedesse bene, l’occhio saprebbe vedere altrettanto dolendo?

Ci sono caterine e caterine.
E terese e marie.
E quante marianne.
Quante?
Una, lei.

Poche le parole e spesso camuffate con incuria e di altre frasi a nascondere quelle sotto.
Quelle fuori dal punto di domanda.
Quelle impigliate fra altre gambe e lenzuola, articolazioni tralignanti, quelle sotto a quel letto, che punge.





Tremula

0 cra cra




Pensando a te, Angelo



Tremula


all'ulivo, l'anima
stretta e tremula
pende, e sorride
all'ultimo vento:

concluso il disinganno del tempo





(la foto, per gentile concessione di andsoforever)





Glósóli

2 cra cra


Glósóli - Glowing Soul

Now that you're awake
Everything seems different
I look around
But there's nothing at all

Put on my shoes,
I then find that
She is still in her pyjamas
Then found in a dream
I'm hung by (an) anticlimax

She is with the sun
And it's out here

But where are you...
Go on a journey
And roam the streets
Can't see the way out
And so use the stars
She sits for eternity
And then climbs out
She's the glowing soul
So come out I awake from a nightmare
My heart is beating
Out of control...

I've become so used to this craziness
That it's now compulsory
And here you are...
I'm feeling...
And here you are, Glowing soul...
And here you are, Glowing soul...
And here you are, Glowing soul...
And here you are...


Sigur Rós

penso alla delicatezza di questo sole che brilla, di questo video che mi piace moltissimo e mi chiedo come sia possibile:
le persone non si rendono conto quando sono soffocanti o inappropriate et similia.
eppure ho pure uno stupendo carattere di merda, su cui ho lavorato anni e anni, ma niente.
non riesco a volte a far capire che amicizia non è dovere, né partecipazione forzata o tantomeno 'tutto il tempo insieme, hop-là'.
ma ci penso per delle ore a come comunicare con chi amo e con chi sento che mi vuole bene, eppure...
eppure ne risulta sempre una tensione di base:
non dire fare cose che potrebbero urtare il sentir comune, di solito gli amici dicono sempre sì.
già, ma nemmeno ti rinfacciano quello che hanno fatto o fanno per te.
già, nemmeno.
e poi guardo quest'altro video, questa neve nera.
questi bambini ch elo sanno cosa sono le colombe morte e le maschere, ma non è carnevale...



... e mi chiedo:
perché complicarsi sempre invece di alleggerirsi?
siamo in tempi di contratti a basso costo, per tutto:
lavoro, società, studio e cultura, famiglia, amici, coppia...
ogni cosa ha il suo contratto da ben rispettare, sennò sei fuori.

ecco, allora io mi chiamo fuori, ok?
mi chiamo fuori.
niente di tutto quello che faccio avrà mai il doppiofondo, vorrei che mi si riservasse la stessa buona creanza.

che l'amicizia non è un dovere, ne sono certa.


(ci sono francesche belle che mi mancano, come mi manca il mare. come faccio a stare ancora qui? se mi dai un motivo ci provo ancora un po', ma solo un po')





martedì 1 aprile 2008

Still reading Norwood

0 cra cra

Amore secondo Agape

L'amore è un'associazione che impegna profondamente due persone che si vogliono bene, hanno in comune molti valori fondamentali, interessi e fini, e tollerano di buon grado le differenze individuali. La profondità dell'amore si misura dalla fiducia e dal rispetto che sentono l'uno per l'altra. La relazione consente a ciascuno dei due di esprimere più pienamente se stesso, di essere più creativo e di avere una vita più ricca e feconda. C'è molta gioia nelle esperienze condivise, passate e presenti, e nell'anticipazione di quelle future. Ciascuno considera l'altro come il suo amico più caro e più amato. Ulteriore indice di amore profondo è la volontà di essere sinceri con se stessi per favorire lo sviluppo della relazione e un'intimità sempre più autentica e profonda. Accompagnano il vero amore sentimenti di serenità, sicurezza, devozione, comprensione, lealtà, mutuo sostegno e conforto.
.../...
una storia d'amore porta alla serena dolcezza di una relazione fondata su fedeltà e sicurezza
.../...
Perché in una coppia il reciproco incanto erotico iniziale possa trasformarsi in fiducia, affetto e devozione capaci di durare nel tempo, è necessario che ci sia l'attitudine a reggere un'intimità completa e profonda...
Invece spesso si sente la mancanza di un impegno reciproco che possa stabilizzare questa esperienza emotiva piuttosto caotica e darle fiducia e sicurezza.
.../...
Perché in una relazione ormai stabilizzata possano continuare ad esserci eccitamento e attrazione reciproca, essa deve essere fondata non sulla frustrazione o il desiderio inappagato, ma su un'esplorazione sempre più profonda di quello che D. H. Lawrence chiama i 'misteri della gioia' tra un uomo e una donna che si sono affidati l'uno all'altra. Come sottintende Lawrence, questa esplorazione forse riesce meglio con un solo partner, se si vuole unire la fiducia e la sincerità dell'agape al coraggio e alla vulnerabilità dell'eros, per creare un'intimità autentica.
Il brivido che viene dall'eccitare e sentirsi eccitati da qualcuno che conosciamo e ci conosce è impagabile... (ecco perché noi amanti spesso pensiamo di essere amate: confondiamo la trasformazione di sesso occasionale in rapporto sessuale che si ripete stabile con la stessa persona con una relazione d'amore... folli!! - questo è un pensiero mio, in base alla mia esperienza)
.../...
paura di esplorare i misteri che incarniamo come uomo e donna che stanno insieme, paura di esporre ciascuno il suo sé più profondo. E per la paura dell'ignoto che sta dentro di noi e fra noi, trascuriamo e perdiamo la ricchezza che la fiducia reciproca ci consentirebbe di raggiungere, l'intimità più autentica.
Le donne che amano troppo possono arrivare a una vera intimità con un partner solo dopo la guarigione.


continuo a leggere Donne che amano troppo, di Robin Norwood, ed. Feltrinelli.
e continuo a credere che quasi tutte le donne che conosco dovrebbero leggerlo.
e anche alcuni uomini, di quelli speciali a cui sembra interessare quello che ci passa per la testa attraversando il corpo...
quindi continuo a lasciarne qui stralci, che non può che farci bene condividere certe riflessioni.
^_^





Gestalt

2 cra cra

Niente, la lunghezza delle dita non rivela niente, cosa dovrebbe rivelare?
Reumatismi o cisti, al massimo carenza di calcio.

Ci si masturba per un nonnulla, ultimamente.
Basta un mento arreso ed è accondiscendenza.
Eppure l’onanista è l’emblema dell’onestà.

(colpo di gola a schiarire e dar contegno)
Con la vecchiaia che retrocede, le formalità aumentano,
conoscete una cura?
A A A cercasi piccole cose cercasi