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che poi a descriversi si fanno solo delle gran figure di merda, sempre.
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lunedì 31 marzo 2008

kalašnikov e testigo

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I miei occhi hanno le parole fra le ciglia, sanno che ci sono bocche chiuse di fango e sangue, che certi sassi giudicano la nuca colpevole e la uccidono, togliendola dal collo.
E se rimane chiuso, tutto questo male, se si lascia stare, senza nulla dire o.

Ne voglio riferire ogni crespa, salvandone così acuti e aliti, che non sia un’ecatombe di memoria, dopo tanta strage.

I mostri hanno denti e braccia curve, sono uomini con ossa di violenza: schiacciano e s’incensano a colpi di kalašnikov.
E non voglio più tacerli, col dito puntato, anch’io sparerò precisa.
E non sarà a salve.
Ma per salvarli, loro, quelli puliti nella polvere.





ad interim

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Ci sono schiavi che a piedi seguono il loro padrone, servo pedissequo, si chiamò un tempo.
E altri che ne mantengono in posa l’ombra, fino a mezzogiorno, quando sparisce per poi cominciare a coricarsi verso sera.

Oggi una V mi ha parlato del doppelgaenger e ne sono rimasta affascinata:
al pensiero che un doppio spettrale della mia persona possa spolverare i libri sullo scaffale per fare spazio nella memoria o portare messaggi d’ogni sorta, mi sguscia un brivido che poi si chiarisce sorriso e con la coda dell’occhio, con la coda.

Cosa ti manca?
Mi si chiede e io certosina rigiro l’uncino, solerte come sempre quando non voglio rispondere di prima.
Cosa ti manca?
Sarà il sonno ad interim, che poi cosa significa, me lo ricordi?





domenica 30 marzo 2008

L'oiseau de l'amour

2 cra cra


c'è sempre qualcuno che arriva al volo solo per te, quando ne hai più bisogno.
sempre

^_^

(post di cazzeggio demente da post MotoGP, eh)





raccogliendo discorsi, un po' qui e un po'

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Una persona può sempre sbagliare e arrivare ad un momento in cui:
si può rimediare, cambiando.
Ti posso dire una cosa?
Mai e poi mai esiste dire mai, ah sì?
E magari adesso porterai fuori il discorso del ‘mah, non si sa mai…’
O anche quello del ‘cosa c’è di male?’
Ma poi abbiamo dimenticato il divisorio fra scopata e amore…
Ah, si divide?
Eh, non puoi mica avere tutto: ti accontenti e trombi una tantum oppure taci e ti fai andare giù quello che passa il convento.
Dovresti metterlo al muro, o dentro o fuori, se ci sei tu ci sei tu, sennò cazzi e sii chiara, esigi una risposta, ecchécrissto!

Ma cosa credi che quando pensi che qualsiasi cosa tu faccia sia la cosa sbagliata…
No, dico, quando ti dico oggettivamente…
Sì, ma poi non essere dura, se non vuoi continuare una storia che…
Certo che ci sono cose che, punto.

Gratta e stringi, provaci un’ultima volta e se ha capito dagli una possibilità.
Non essere intransigente, se ci ricade, se slitta sullo stesso gradino, allora non sbraitare nemmeno:
esci e sfila via, che avete priorità distinte, inconciliabili.
Oppure accetteresti quello che ora ti fuma dalle nari per avere una parvenza di?
Ma smettila, va’!

Già da lì, dal discorso troncato, raccogli indizi.
Ti vedo con quelle dita a sperare che sia un abbaglio o uno sfumato.
E sbuffi fra i denti, che mai sarà ti dicono, ma lo sai tu quanto.

Smembra e bestemmia, ti ripeti.
Porchiddio, ma ci vuole tanto?

Lasciami un paio di giorni, ho bisogno di capire se, sì insomma sto male e ora non, cioè lo sai che…
Tutte le cose, i progetti, boh, la vita insieme, brrr… forse non è il caso, forse no.
Ecco, sì.

Sì, vediamo se questa è la volta buona.
Intanto lascia in pace unghie e polpastrelli





sabato 29 marzo 2008

Einstürzende und Sabrina

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Sabrina
It's not the red of the dying sun
The morning sheets surprising stain
It's not the red of which we bleed

The red of cabernet sauvignon
A world of ruby all in vain

It's not that red

It's not as golden as Zeus famous shower
It doesn't come, not at all, from above
It's in the open but it doesn't get stolen
It's not that gold
It's not as golden as memory
Or the age of the same name

It's not that gold

I wish this would be your colour
I wish this would be your colour
I wish this would be your colour
Your colour, I wish

It is as black as malevitch's square
The cold furnace in which we stare
A high pitch on a future scale
It is a starless winternight's tale
It suits you well

It is that black

I wish this would be your colour
I wish this would be your colour
I wish this would be your colour
Your colour, I wish




chi ha voglia di cantare con me?
già





fra le mani

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te l'avevo promesso, che l'avrei messa qui, questa piccola rana, fra le mani.


Laura ha dormito a salti, stanotte.
e sul cuscino, al risveglio, un nido di capelli stanchi:
di traverso al collo e coi piedi freddi.

avresti dovuto tenerti i tuoi fastidi sottochiave, forse?
sarebbe stato meglio, credi?

il trucco dei prestigiatori è il respiro lento, così da rendere la presa precisa e rapida, nascosta agli sguardi attenti.
quindi, respira ralenti e focalizza.
non c'è priorità di diaframmi.
ma ci sono altre priorità e scatta.

quei particolari che sanno dire cosa davvero è importante, non sono mica da sottovalutare.
Laura, non vuole cedere alla paura di non credere vere le cose che vede.

e aspetta, prima di saltare
(a volte le persone hanno bisogno di tempo per capire che sei vera e intera)

già, ma quanto tempo?







(la foto l'ha scattata Melli, con la mia fedelissima D70, grazie)





venerdì 28 marzo 2008

Donne che amano, troppo

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(Brano tratto da Donne che Amano troppo di Robin Norwood - Edito da Feltrinelli)

“Amare troppo significa, in sostanza, essere ossessionate da un uomo e chiamare questa ossessione amore, permettendole di condizionare le vostre emozioni e gran parte del vostro comportamento…. Significa anche misurare il grado del vostro amore dalla profondità del vostro tormento”

"Invece di una donna che ama qualcun altro tanto da soffrirne, voglio essere una donna che ama abbastanza se stessa da non voler più soffrire."


Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo. Quando nella maggior parte delle nostre conversazioni con le amiche intime parliamo di lui, dei suoi problemi, di quello che pensa, dei suoi sentimenti, stiamo amando troppo.

Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un'infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.

Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stesse, per poter poi costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo "giusto" per noi.

Quando in famiglia i genitori litigano o hanno altre preoccupazioni gravi, non hanno tempo per badare ai bambini che restano affamati d'amore, ma incapaci di credere all'amore e di accettarlo non sentendosene degni.

Le famiglie disturbate hanno tutte lo stesso effetto sui figli : li rendono bambini sminuiti nella capacità di comprendere i sentimenti propri e altrui e di mettersi in relazione con gli altri.

Quando sentono la mancanza d'amore e d'attenzione che desiderano e di cui hanno bisogno, i maschi diventano collerici con comportamento distruttivo e attaccabrighe; le femmine si prendono cura di qualcuno o qualcosa che è in situazione di bisogno: alleviando la sua sofferenza, cercano di lenire la propria.

Sono attratte da chi fa loro rivivere il tormento sopportato con i genitori, quando cercavano di essere così brave, amabili, soccorrevoli e brillanti da riuscire a conquistare l'amore, l'attenzione e l'approvazione di chi non poteva dare loro il necessario a causa dei propri problemi e delle proprie preoccupazioni personali.

Poiché in famiglia è stata negata la nostra realtà, diventiamo incapaci di discernere; attratte da pericoli, intrighi, drammi, sfide, siamo tentate da persone con problemi e ci lasciamo coinvolgere in situazioni caotiche, incerte, emotivamente penose per dimenticare la responsabilità nei confronti di noi stesse.

Avendo tendenza alla depressione, cerchiamo di prevenirla con l'eccitamento che viene da rapporti e situazioni instabili.

Da adulte crediamo che far funzionare tutto dipenda solo da noi, ci diamo continuamente da fare per dimostrare di essere buone, perchè non crediamo di esserlo e abbiamo bisogno di stare con persone che possiamo aiutare per sentirci forti e capaci e non alla mercè degli altri. Avendo il controllo della situazione, abbiamo la prova e la sicurezza della nostra funzione. Non sappiamo cos'è una relazione felice e così cerchiamo chi non sia ciò che vogliamo per trasformarlo per merito nostro. Usiamo l'ossessione verso le persone che amiamo per dimenticare il nostro dolore, il senso di vuoto, paura e rabbia; usiamo le relazioni sentimentali come una droga per non provare quello che sentiremmo se pensassimo ancora a noi stesse. Siamo molto acute nel capire di che cosa hanno bisogno gli altri e che cosa dovrebbero fare, ma non ci rendiamo conto dei nostri sentimenti personali e non siamo capaci di lasciarci guidare dalle nostre emozioni nel fare le scelte necessarie e importanti per la nostra vita; spesso non sappiamo davvero che siamo e cerchiamo di non scoprirlo immergendoci nei problemi altrui. Avendo imparato da bambine a negare il nostro bisogno disperato di avere qualcuno che avesse cura di noi, da grandi abbiamo cercato altre occasioni per fare quello che avevamo imparato tanto bene: preoccuparci dei desideri e delle esigenze di qualcun altro, invece di riconoscere la nostra paura, il nostro dolore e i nostri bisogni ignorati.

Abbiamo finto per tanto tempo di essere adulte, chiedendo così poco e dando così tanto, che ormai sembra troppo tardi perchè possa venire il nostro turno di ricevere le attenzioni che non abbiamo mai avuto; continuiamo ad aiutare gli altri sperando che la nostra paura scompaia e che la nostra ricompensa sarà l'amore. Più l'infanzia è stata infelice, più è forte la spinta a rivivere le stesse sofferenze da adulti, nel tentativo di riuscire a dominarle.

Una bambina che nell'infanzia è sottoposta a troppe emozioni schiaccianti (paura, rabbia, tensioni insopportabili, sensi di colpa e vergogna, pietà per gli altri e per se stessa) verrebbe distrutta se non sviluppasse delle difese: la NEGAZIONE e il CONTROLLO. La negazione alimenta il bisogno di controllare, e l'inevitabile insuccesso del controllo alimenta il bisogno di negare.

Donne che amano troppo sono molto responsabili, impegante molto seriamente e con successo ma con poca stima di sé; hanno poco riguardo per la propria integrità personale e riversano tutte le loro energie in tentativi disperati di influenzare e controllare gli altri per farli diventare come loro desiderano.

Hanno un profondo timore dell'abbandono; pensano che è meglio stare con qualcuno che non soddisfi del tutto i loro bisogni ma che non le abbandoni, piuttosto che un uomo più affettuoso e attraente che potrebbe anche lasciarle per un'altra donna.

Donne che amano troppo sviluppano relazioni in cui il loro ruolo è quello di comprendere, incoraggiare e migliorare il patner; questo produce risultati contrari a quelli sperati: invece di diventare grato e leale, devoto e dipendente, il partner diventa sempre più ribelle, risentito e critico nei confronti della compagna. Lui, per poter conservare autonomia e rispetto di se stesso, deve smettere di vedere in lei la soluzione di tutti i suoi problemi, e considerarla invece la fonte di molti se non della maggior parte di questi. Allora la relazione si sgretola e la donna piomba nella disperazione più profonda. Il suo insuccesso è totale: se non si riesce a farsi amare neppure da un uomo così misero e inadeguato, come può sperare di conquistare l'amore di un uomo migliore e più adatto a lei? Si spiega così come mai queste donne fanno seguire a una cattiva relazione una peggiore: perchè con ciascuno di questi fallimenti sentono diminuire il loro valore. E sarà per loro difficile rompere questa catena finchè non saranno giunte a una comprensione profonda del bisogno che le riduce a comportarsi così.

Purtroppo se non possiamo amare troppo un uomo, di solito non riusciamo ad amarlo affatto. Nelle relazioni di donne che amano troppo, per gli uomini è sempre presente il fascino della donna forte, che in qualche modo promette di compensare le manchevolezze che ciascuno di questi uomini sentiva in se stesso o nella sua vita.

Molte donne commettono l'errore di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione senza aver sviluppato prima una relazione con se stesse; corrono da un uomo all'altro, alla ricerca di ciò che manca dentro di loro; la ricerca deve cominciare all'interno di sé. Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perchè quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto.

Dobbiamo guarire dal bisogno di dare più amore di quanto se ne riceva; guarire dal continuare a estrarre amore dal buco vuoto che c'è dentro di noi.

Finchè continuiamo a comportarci così, cercando di sfuggire a noi stesse e al nostro dolore, non possiamo guarire.Più ci dibattiamo e cerchiamo altre vie di scampo, più peggioriamo , mentre cerchiamo di risolvere la dipendenza con l'ossessione. Alla fine, scopriamo che le nostre soluzioni sono diventate i nostri problemi più gravi. Cercando disperatamente un sollievo e non trovandone alcuno, a volte arriviamo sull'orlo della follia.

Ciò che manifestiamo esternamente è un riflesso di ciò che c'è nel più profondo di noi: ciò che pensiamo del nostro valore, del nostro diritto alla felicità, ciò che crediamo di meritare dalla vita.

Quando cambiano queste convinzioni, cambia anche la nostra vita.

CARATTERISTICHE DI CHI E' AFFETTO DA OSSESSIONE E DIPENDENZA:

negazione del fatto
menzogne per nascondere quello che succede
fuga della gente per nascondere i problemi
tentativi ripetuti di controllare
inspiegabili alti e bassi di umore
rabbia-depressione-sensi di colpa-risentimento
gesti inconsulti
violenza-incidenti dovuti alla preoccupazione
odio di sé/autogiustificazione
malattie fisiche dovute a disturbi connessi allo stress.

CARATTERISTICHE DEL PROCESSO DI GUARIGIONE E DIPENDENZA:

ammettere l'incapacità di controllare la malattia
cessare di fare la colpa dei propri problemi agli altri
concentrarsi su se stesse, assumendosi la responsabilità delle proprie azioni
cercare l'aiuto dai propri pari
cominciare ad affrontare i propri sentimenti invece di ignorarli ed evitarli
formare un circolo di amiche con interessi sani.


Quasi tutta la follia e la disperazione che vi invade viene direttamente dai vostri tentativi di dirigere e controllare qualcosa che non è in vostro potere.

Finchè non ci assumiamo la piena responsibilità delle nostre decisioni, scelte, vita, felicità non siamo esseri umani pienamente maturi, ma restiamo delle bambine dipendenti e spaventate in un corpo da adulte. Diventando meno bisognose d'affetto, è più facile che i nostri bisogni vengano soddisfatti.

Donare il nostro amore senza aspettarci niente in cambio è la cosa più naturale (e giusta) da fare.

Quando finalmente ci limitiamo ad "essere" invece di "fare" ci sentiamo imbarazzate e molto vulnerabili. La mutua commiserazione come criterio di amicizia deve essere rimpiazzata da mutui interessi molto più remunerativi.

Diventate "egoiste".


CARATTERISTICHE DI UNA DONNA GUARITA DALLA MALATTIA DI AMARE TROPPO

-Accetta pienamente se stessa, anche se desidera cambiare qualche aspetto della sua personalità.

Questo amore e rispetto di sé stessa è fondamentale e lei lo alimenta con affetto, e si propone di espanderlo

-E' consapevole dei suoi sentimenti e del suo atteggiamento verso ogni aspetto della vita, compresa la sessualità

-Ama tutto di se stessa: la sua personalità, il suo aspetto, le sue convinzioni e i suoi valori, il suo corpo, i suoi interessi e i suoi talenti. Valorizza se stessa invece di cercare di trovare il senso del proprio valore in una relazione

-La sua autostima è abbastanza profonda da consentirle di apprezzare il piacere di stare insieme ad altre persone e preferisce uomini che siano a posto così come sono. Non le necessita che qualcuno abbia bisogno di lei per avere l'impressione di valere qualcosa

-Si permette di essere aperta e fiduciosa con chi lo merita; non ha paura di lasciarsi conoscere a un livello personale profondo, ma non si espone al rischio di essere sfruttata da chi non ha riguardo per il suo benessere

-Si domanda. "Questa relazione va bene per me? Mi consente di sviluppare tutte le mie possibilità e diventare quello che sono capace di essere?"

-Quando una relazione è distruttiva, è capace di lasciarla perdere senza sprofondare nella depressione ha una cerchia di amiche che la sostengono e fanno del loro meglio per vederla uscire da una crisi.

-Apprezza più di ogni altra cosa la propria serenità; tutte le lotte, le tragedie e il caos del passato hanno perso il loro fascino; ha un atteggiamento protettivo verso sé stessa, la sua salute e il suo benessere.

-Sa che una relazione, per poter funzionare, deve essere tra due patner che condividono valori, interessi e fini, e che siano entrambi capaci di intimità.

-Sa anche di essere degna del meglio che la vita può offrirle.

AFORISMI TERAPEUTICI

Siamo in grado di dedicarci da sole amore e attenzioni: non è necessario aspettare, inerti, che arrivi un uomo a dispensarceli.

Cercare di guarire dalla dipendenza relazionale (o da qualsiasi altra forma di dipendenza) senza fede è come camminare in salita, all'indietro, su tacchi a spillo.

Se stiamo realmente guarendo, non telefoniamo certo a un uomo per dirgli che non abbiamo più intenzione di parlargli.

Il nostro compito su questa terra è di crescere, imparare e aprire gli occhi.

Non praticare la propria dipendenza richiede uno sforzo maggiore del semplice ripetere a se stesse di cambiare.

Quando le persone stanno veramente cercando di cambiare, non perdono tempo a parlarne. Sono troppo occupate nel farlo.

Il vero cambiamento richiede una resa che è simile, per certi versi, a una crocifissione.

La vita consiste, dopotutto, nel prendere coscienza e crescere. Rendiamo questi processi più dolorosi perché non li accettiamo di buon grado.

La guarigione ci permette due doni: la qualità della nostra vita migliorerà e saremo davvero d'aiuto.

Recupero significa scegliere solo ciò che favorisce la vostra serenità e il vostro benessere.

Amare se stesse abbastanza da vincere la dipendenza è un prerequisito essenziale per amare un'altra persona.

Quando ballate in coppia con un partner poco affidabile, fate attenzione ai vostri passi di danza.

Il vero recupero avviene quando smettiamo di situare il problema fuori di noi e dentro qualcun altro.

Qualsiasi comportamento tra esseri umani che non sia onesto, aperto e affettuoso, affonda le sue radici nella paura.

Di solito gli uomini temono maggiormente di essere soffocati dalla partner, mentre le donne hanno più paura di essere abbandonate.

Quando le nostre ferite non sono ancora rimarginate, tendiamo ad essere pericolose.

L'amore per una persona ha in sé la stabilità emotiva non il disordine.

La capacità di amare un'altra persona sboccia da un cuore pieno, non da uno vuoto.

Siete una parte preziosa e necessaria dell'universo. Non dovete guadagnarvi il diritto di esistere.

Ogni giorno, guardatevi allo specchio, dite il vostro nome e aggiungete: "Ti voglio bene e ti accetto esattamente per quello che sei".

Se qualcosa non va bene per noi, in realtà non va bene per nessun altro.

Se davvero siete sulla via del recupero dell'amare troppo, sappiate di essere un miracolo.

Dovete considerare l'eventualità che, una volta smesso di amare troppo, la vostra relazione possa finire.

E' attraverso il perdono che impariamo la lezione per la quale la nostra anima ha scelto questa esistenza.

La dipendenza relazionale è il tipo di dipendenza che viene maggiormente idealizzato.

Dobbiamo sempre lavorare su noi stesse, cercando di cambiare i nostri cuori.

Noi tutte tendiamo a rimuovere ciò che è troppo doloroso da accettare o troppo spaventoso da immaginare.

Se tutto ciò che abbiamo fatto sinora avesse davvero funzionato, non avremmo bisogno di guarire.

Il dolore è il più saggio dei consiglieri che bussa alla nostra porta.

Alcuni rapporti caratterizzati da forte dipendenza sono tra persone dello stesso sesso.

Una delle caratteristiche primarie dell'amare troppo è un'assoluta dipendenza, spesso mascherata da forza apparente.

Imparate a vivere evitando di concentrarvi su un uomo come la fonte o la soluzione di tutti i vostri problemi.

Per molte di noi la chiave della guarigione sta nell'imparare a fare esattamente il contrario di ciò che abbiamo sempre fatto.

Quando rinunciamo a fare la nostra parte di battaglia, la battaglia è perduta.

Non fate minacce che non siete in grado di mettere in pratica; anzi, meglio non farne affatto.

E' attraverso il nostro lavoro di recupero che i terribili segreti si trasformano in doni graditi.



***grazie a Elenina che mi ha consigliato questo libro.
non mi sono mai immaginata come una cosa buona o la fonte di serenità per qualcuno, ma evidentemente è stato così in passato e ora ne assaporo i frutti.
***grazie a Francesca, che mi sa ascoltare al buio, che mi illumina di cose belle.
***ogni carezza che le dedichi, me la rendi in graffi e spigoli. ogni orgasmo che le regali è uno schiaffo in fondo ai miei fremiti. ed è bello sapere di poter condividere tutto, è questo quello che vuoi di bello per me?






Not the only one, isn't amazing my friend?

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Rape me
Rape me my friend,
Rape me,
Rape me again.

I'm not the only one

Hate me,
Do it, and do it again.

Waste me,
Rape me, my friend.

My favorite inside source,
I'll kiss your open sores,
Appreciate your concern
You'll always, stink, and burn.








soñando el regreso

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Canción de las simples cosas
Soledad

Uno se despide insensiblemente
de pequeñas cosas
lo mismo que un árbol en tiempo de otoño
muere por sus hojas.

Al fin la tristeza es la muerte lenta
de las simples cosas
de esas cosas simples
que quedan doliendo en el corazón.

Uno vuelve siempre a los viejos sitios
en que amó a la vida
y entonces comprende
como están de ausente las cosas queridas.


Por eso muchacho no partas ahora
soñando el regreso
que el amor es simple
y a las cosas simples
las devora el tiempo.


Demórate aquí en la luz mayor
de este mediodía
donde encontrarás
con el pan al sol la mesa tendida.





ho poche cose a volte da dire, ma per pudore me le tengo altrove.
minute, piccole e circondate da altre cose ancora.
ma sono piccole e semplici, o no?
come questa canzone.

siamo stanchi di essere svegli, noi quassù.
di essere sempre da un'altra parte





un gesto

2 cra cra

E se una cosa ti fa star male non è bene.
Che ti rode, il fegato e un pezzo di polmone.
Ti rode.
E con tutta la meraviglia di una coscienza, se si va in giro con il pisello in fiore per ogn’incavo che sa accogliere, ecco che arriva il pensiero semplice:
che non la fa stare bene, perché la fa star male.
Sesso con una chi che non è lei, e tu dove ti metti?
Eh, ma non si può mica chiedere, laura, cose che si è impossibilitati a fare.
E chi l’ha detto?

Mi dà la nausea pensare che le dia la nausea, ma puntualmente ritira il suo biglietto per la caducità.
Un autunno altro.
La spio mentre si regge in bilico, sperando che sia tutt’un passaggio rapido, obbligandosi a non sentirsi ruota di scorta stabile.
Ma è un deve quello che ti spunta sotto il naso?
Soffialo via, laura, che tu non devi imparare a farti andare bene quello che ti fa star male.
Tu no.
Forse qualcuno, ma tu no, no.

E come ti dicevo, amica mia, se una cosa ti fa star male, non è mica un bene.
E sempre le cose che fanno stare bene continuamente evaporano o si ritirano:
inabili, scivolano.

Ma non come pinguini.
No.

Si sta malissimo, spesso, pensando al bene, a quelle sensazioni in espansione progressiva, eppure quotidiana, laura, si applica con cura al ricordo:
che certi mali scaturiscono dal bene, quello raro che ce n’è stato poco.
E che poi finisce.

Sfruttando il suo lato tecnologico potrebbe iniziare il reset, laura.
Inesorabile.
Stare male un po’, forse, finché non ci si ferma silicio e liberi.

Che dalle ceneri si rinasce, pare.
Come nuovi.

Certe cause hanno motivazioni che non vogliamo reggere e le ripercussioni sono movimenti rigidi, quindi si torna al via.
Magari un po’ più stanchi, che il giro è stato forte, ma non si è arrivati al traguardo, si cerca solo un’altra partenza.

Tutto dipende da quello che vuoi fare tu.
E nessuno ha il diritto di dire:
fai questo, non quest’altro.

Ma ognuno sa fino a quanto può reggere e di conseguenza evitare di provare impotenza e senso di abbandono.

Laura si merita impegno, in fondo un piccolo gesto.
Come accendere una sigaretta arrotolata al buio.
Accenderla.





giovedì 27 marzo 2008

una pianta di malva, sylvestris

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undici anni e in pianta stabile, con radici in vaso.
- oh, ma è la nostra pianta preferita, chebello

e ti abbracciava e sorrideva, felice, felici, e una parte di quel tutto sarebbe stata tua.

dalle note proprietà emollienti, questa Malva di quasi un metro era proprio un bel regalo, attorno al tavolo del pranzo, quello di legno e campagna, ma sempre mai troppo lontano dal mare.
da sentirne l'odore.

(calmante delle infiammazioni delle mucose, con le sue mucillagini amiche e dai fiori rosacei e bilobati, questo me lo ricordo dalle due lezioni di botanica, sì che me lo ricordo)

ti dico, psss, credici.





lunedì 17 marzo 2008

spleen or sleep

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già:
appunto.

(odio i soldi, l'avevo già detto? LI ODIO!)





domenica 16 marzo 2008

Maispeiss

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quasi tutti di tutto il mondo hanno il loro proprio maispeiss.
quasi tutti di tutto il mondo si addano.
e si ringraziano per l'ospitalità.
e si lampeggiano onlain.
quasi tutti di tutto il mondo si tengono in contatto e mantengono aggiornata la loro lista:
di amici
di preferiti
di quello che vorrei
fare
diventare
ottenere
conoscere.
quesi tutti di tutto il mondo nemmeno parlano - quasi - con chi dividono il letto ma
hanno il loro proprio maispeiss.
mercificati e dai profili interessanti e visualizzati 345627 volte.

un giorno vorrei capire perché e a cosa serve e dove porta e perché tutte quelle persone ci stanno dietro.
invece di.
già, invece di cosa?

meglio, sì, meglio che rimangano lì.

- thanks for the add *__*
- oh, ma questo non è un maispeiss, l'ho pure scritto nella frase poco sopra 'contacts'






vispere, homine

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Che ci sono poi quei momenti lì, di puro e incantevole odio fino.
Sono incontrollabili e devoti al vomito:
si sciacquano da schiocchi e vispere.
Che non mi rispondi, esageri.
E così sia, statico.
Hai ripreso fiato dall’ultimo fianco, hai ancora.
E non me ne voglia l’arbitro, ma se devo uccidere . . .





Marrau!

2 cra cra


Chi si dovesse arrischiare
a leggere ciò che prima o poi
scriverò
non potrà esimersi dall'impulso
insopprimibile
di portarsi le mani agl’occhi, e scagionarsi






Ah, elle se rebelle

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Mi fa sfogare
pensare come un uomo,
agire come il tale:
quell’animale in preda.
Quell’animale preda.
È preda.
Mi fa sfogare

E ti dirò di più:
non so se le mie unghie si grattano alla roccia,
la sciupano fina
- e si consumano a nude dita,insanguinate -
nella direzione migliore,
ma nel dubbio permango e predo:
quell’uomo.
Quell’animale.
Mi sa sfogare






con Fight Club e quelle mani

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Io sono l'ardente senso del rifiuto di Jack **

E ne cucio le vene, rendendolo carne, mio caro Jack.
Che certe cose no, forse ti direi di sì, ma.

Non voglio morire senza cicatrici, perciò picchiami, sennò perdo il coraggio. **

Di pancia e tempesta, posso dirti che è qualcosa che va oltre.
Ma di testa ti dico che è una presa in visione che dura l’attimo che capita.
E di conseguenza evapora prim’ancora di farsi sostanza.
E si mantiene sospeso, tutto.

Se ti svegliassi a un'ora diversa in un posto diverso, ti sveglieresti come una persona diversa? **

Con questo non voglio mica dire il solito, è più un accento, su quello che dimentichi.
Che il sale in superficie si fa sentiero a valle e tu non lo sai.
Che non sarà mai una sequenza.
Solo taglia, e cuci.

Che di altre dita ti s’intrecciano i capelli.
Quelle mani.

Era davanti agli occhi di tutti, Tyler e io l'avevamo solo reso visibile.
Era sulla punta della lingua di tutti, Tyler e io gli avevamo solo dato un nome. **


Che poi arriveranno giorni di fine corsa:
dentro una macchina, con la pioggia fuori,
con il vetro dentro a dire vapore e mani.
Quelle mani.

Sono la vita sprecata di Tyler. **

E di Jack e Tyler ce n’è, in giro, ne conosci qualcuno?
Intanto ti abbraccio e finisco di.

Quelle mani





(tutti i corsivi con asterisco al seguito sono citazioni da Fight Club, film di David Fincher, basato sul romanzo omonimo di Chuck Palahniuk)







sabato 15 marzo 2008

Legàmi

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(entrambe le foto sono di Misha Gordin, che ringrazio. ci sono sentimenti di cui non si può parlare in nessun altro modo se non tacendo. e lui lo sa, io un po' meno, per questo ne scrivo, piano)


Ci sono padri che muoiono.
Madri che invecchiano.
E figli, ci sono i figli di.
Padri e madri.













giovedì 13 marzo 2008

Per un tubo

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Per un tubo ci si scanna e urlando si corre da un pianerottolo all’altro:
che ci sia una porta dietro la quale dopo il corridoio si arriva al bagno?

Ancora sottigliezze quotidiane, di taratura media.
L’idraulico sarà anche muratore, perché il tubo era attaccato al muro.
Non è solo una faccenda umido liquida.
- ha detto 10 giorni, dieci!
- E perché cazzo non si sono mossi prima, bastava suonare…
- Ma stamattina si stavano scannando in portineria
- Merda, dieci giorni di scarico al vento… ma sono deficienti? Non possiamo mica stare tutto il tempo col naso fuori dalla finestra a controllare i vecchi tubi!
- Comunque ho chiamato la padrona di casa, dice di stare a casa verso le sei, arriverà l’idraulico.
- Ma chi paga?
- Non gliel’ho chiesto, ha detto che si chiama Marco
- Chi? Porco ***
- L’idraulico.


Tenendo ben presente le dimensioni ridotte e le distanze ravvicinate fra cucina altrui e bagno di casa, ecco che ci si sente ridicoli all’improvviso:
dieci giorni che ogni cosa, limpida o meno, è scesa a vista libera, glu glu, fino al retro giardino del ristorante qua sotto.

Laura, sta’ buona, prova a trattenere il respiro finché i polmoni si calmano e poi ricomincia il ciclo, lentamente.
Che questa è l’ennesima storia da tramandare ai posteri.
No, Zena, ai posteri, non stare appesa al muro ad iniziare la trama con la locandina dei Neubauten.

Laura imbraccia la scopa, diritta verso il sotto tavolo, e con piccoli movimenti ripetitivi e quasi regolari, sposta le briciole e i resti del pranzo, prima che ricoprano il tappeto svedese .
Che fino alle sei ce n’è tempo, per trattenere il fiato.
- Zena, hai finito con il riso?
- . . .
- Zena, mi hai sentito?


Ma quella scalpita persa nei fatti suoi, Laura sparecchia, che la pazienza ancora fa l’appello:
- presente.

E raccoglie la forchetta, da terra.





turno doppio e scarto

2 cra cra

Piccoli, piccoli.
Particolari all’osso: come camicie, o bottoni o piccole asole.
Piccoli.

Sono posizioni: al tavolino di un bar, vicino all’aeroporto, il cielo grigio fuori si specchia in vetrina e dentro il fumo vietato svuota i bicchieri.

- sei tornato, vedo. Che vuoi?
- Niente, poi, lo sai, solo dirti. O forse vederti, sapere di te…
- E che significa per te sapere di me?
- Quello che vuoi tu, come vuoi. Non sono qui per farti pressioni, vorrei un silenzio senza zucchero, grazie.
- Non cominciare con i tuoi enigmi, non vomitare le solite ciancerie da circo equestre, sto bene senza di te e vorrei stare ancora meglio.
- E allora perché sei venuta, dimmi…
- No, dimmi tu, stronzo.


C’è un bancone alto di vetro e qualche metallo, con dietro un uomo che conta i bicchieri mentre li lava.
E li asciuga.
Osserva qualunque movimento possibile, ma evita l’archiviazione rapida, solo un giro di sguardo e tutto a posto capo, tutto ok.
Lui lo sa che poi i clienti prendono tempo, fra un *** e l’altro, ma in ogni caso continua, dopo anni stesi, ad aspettare l’anomalia.
E quei due, quelli là che si tirano le facce d’insulti non proferiti, stanno proprio sotto lo specchio della Tennent’s e il finto flipper stanco, né al centro, né a sinistra, tavolino tondo, quello con i bordi senza spigoli, sì quei due sembrano potenziali diversivi, stasera.

- mi hai chiesto per favore, e io rispetto i per favore, ma…
- non ti ho chiesto per favore. Sei qui perché sei voluta venire, non montare panna e scuse.
- Ma che dici? Ancora un po’ e dicevi ti prego! Non ne ho voglia, sei ripetitivo, dimmi che vuoi prima che si freddi il caffè…
- Ho già ordinato grazie.
- Ascoltami, bene. Molto bene, ché te lo dirò ora e poi nemmeno mi metterò a contare: mi hai rotto il cazzo con la tua finta intelligenza inutile fatta di giri di parole, giochi d’istanze e robetta da prestigiatori di provincia. Sono qui perché detesto gl’irrisolti, e da parte mia si poteva fare forse un gesto, un qualcosa in più. Ma se tu non hai nessuna buona volontà d’utilizzo io pagherei il cappuccio e me la filerei, che anche solo vederti mi brucia la gola.
- Bene, hai cominciato coi sermoni, non aspettavo altro.
- Quindi?
- Quindi niente, sono qui per vedere come mi avresti guardato.
- Male. Lo vedi?

Sono 4 euro e 30.
Se vuole le do i 30…
No no, va bene così, ecco a lei i 70.
Arrivederci, e buon lavoro.
Grazie, sa? Buona giornata…

I particolari, piccoli, si allontanano, che il nostro cappotto nero con fibbie al seguito non ha bisogno di un’altra messinscena da vigilia del macello.
Meglio prendere la porta e mettersela a cappello





mercoledì 12 marzo 2008

Danger Theatre

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(grazie a te per questo scatto, avevo voglia di metterlo qui, dopo il buio e come buon auspicio per la mia ricerca del libretto)

ieri nessun mare di sangue e baschi verdi.
solo un gran bell'esame, di quelli d'altri tempi:
difficile e con 'happy end'.
molto New Deal.

infatti, per no contraddire il mio 'Volere è Potere' ho fatto in modo di approdare a casa senza il libretto universitario.
perché sennò mi annoio a stare tranquilla, sai com'è?

Pessoa cosa direbbe:
che i rischi lo mettono a disagio, forse.
mentre qui mi strombazzo il motto:
'Il pericolo è il mio mestiere'
(quello con il contratto migliore, indubbiamente)

oggi spero di riuscire a NON comprarmi quegli stivali rossi così belli.
ma così belli...

=)

p.s.
notare come nella foto io non abbia un filo di trucco, ci tengo a dirlo, che alla mia veneranda (o si dice veranda?) età...
°__*


(ennesimo post da blog, mi scusino utenti e avventori, tranquillo che in fondo penso comunque a Nietzsche e Nabokov costantemente, mica a Topolino, eheheh)





martedì 11 marzo 2008

Insomnia amanuense

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se è vero che chi dorme non piglia pesci
dovrebbe essere altrettanto plausibile dire che
chi non dorme piglia pesci

della serie cambiando l'ordine dei fattori il risultato non cambia.
o degli addendi?
e i compartecipi della sottrazione come si chiamavano alle elementari?
resto o differenza, era il risultato, ma non mi ricordo il nome degli addendi che dimnuivano e sottraevano.

sarà che ci sono troppi pesci, qui.
a furia di non dormire, si pesca e basta.



Velvet vigilia

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Duole batte preme si riconsegna pasta, molle:
liquame.
Questo ginocchio, il destro. Seguito a ruota sgonfia dal sinistro.
Alcune situazioni obbligate di studio continuato e seduto hanno consumato le ossa fino all’osso, rendendole polpa.

Concetti innati da laboratorio hanno digerito i nervi: un bolo psicolabile, insoffribile.
Dopo qualche spot con la colonna sonora azzeccata, si canticchia arrotolati al gatto:
le sue fusa sciolgono i reclami, fosse bastante ci si direbbe di continuo frr frrrr…

Ma gli artigli grigliano consensi e se domani non si farà niente, ci sarà un mare di sangue.
Un mare di scolastico e didascalico sangue vecchio, ruga ponente e basco a levante, verde pisello a pois, la vittima o il carnefice.
A domani

(anzi, a fra qualche ora che poi domani è già oggi)





lunedì 10 marzo 2008

E Cenere attende

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Davvero dormi?

(la tua risposta non può che essere fra parentesi)

Ed io non posso sentirla,
la immagino.

E siccome l'ho detto (che sono triste)
esamina la situazione:
una bocca semichiusa
(o semiaperta)
- a seconda dell'angolazione della macchina da presa -

La coperta
non mi basta,
e la schiena che ne risulta
è tempesta.

Cenere, ancora,
soffia attesa
sporcando i margini.

Davvero dormi?







Tutta la pazienza che è sempre mancata

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Isoli il rosso e ne cerchi il fondo: dalla fronte all’udito, fino a percepirne il calore gelido.
Così come quando vedi il sangue:
freddo.

Le cariche dal nord chiudono gli scuri in controtempo e Zena ha seguito Laura, ma non osa chiedere:
- dice che era tutto ok, che non disturbavo che c’era posto

E poi cominci con le striature gialle, cercandone i difetti, le sterilità e i globuli, scadenti.
Così come quando ti ammali nel sonno:
residuo.

Il vento s’insinua sia fra i pensieri di Laura sia fra quelli fuori dal cervello di Zena che quasi scompagina domande:
- dice che poi mi avrebb'ascoltato, che mica mi mollava così, a dire

Finendo in cima, proprio sul blu fondo.

Che è sempre meglio soli, Laura non pensarlo, ancora, e rispondi, che dopo quattro piani e tanto silenzio Zena si frastorna.
Tutta la pazienza che è sempre mancata a festa, Laura mettila sul tavolo ora, insieme ad un bicchiere d’acqua e quella mano fresca che sta in tasca a stringere vuota le unghie.

Potrei aver visto giusto, sotto quel cappello di biancolana, potrei darle una possibilità, d’altronde non sembra molesta, si muove a scatti fastidiosi, ma ottimi segnali di tensione, di fuori controllo, continui la disamina Laura, come tuo solito cerchi l’anestetico e ti prepari a saltare.
Che una chiacchierata in fondo che male può prendere?
Quello ti rimane tutto dentro, tranquilla Laura, Zena sparpaglia mica trova.





giovedì 6 marzo 2008

mentally capable, better than you

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ahahah!
che meraviglia, a volte serve zuzzurellare per spaces e similblog:
ci si sente tremendamente bene a non essere cosìcome o propriocosì che dir si voglia, e quindi chiunque sia l'avventore di turno che ora legge, mi si passi la caduta di stile e mi si conceda un post come miliardi di altri.
(inutile?uhm, non è questione d'utilità. banale? a suo modo ognuno lo è, ma ci sono quelli che vincono sempre ahahah! in questo caso qui si perde alla grande, lascio a voi l'alloro! ihihihih)

se solo me ne fossi accorta prima di quanto...
ahahah!

e ora so perché quando pubblicherò il primo di una lunga serie di libri sarà importante.
(e di grazia, mi scusino lor signori per il delicato eufemismo, ma non voglio eccessivamente urtare i soliti astanti, anf... anf . . . )
non solo perché ho delle cose da dire, quelle ci sono molti che.
già.

ma proprio perché lo so fare bene e sto imparando a farlo sempre meglio e anche se mi lamento ogni tanto pure quello lo faccio ad arte
=)
difficile che mi vediate rotolandomi in gnegnegne protoadolescenziali senza capo o coda o una seconda testa.
al massimo terzocchio, ma solo quando sono particolarmente ispirata e levitante
;)
infatti se arrivo a dir peste e corna, significa che sto davvero in cattive acque, in posti in cui la solita maggior parte non si arrischierebbe nemmeno con piatta bonaccia.
e io lì, la solita a remare senza remi e contromano e controvento e controcorrente che sempre forze avverse.
ma quelle vere, non le cazzate emo da foto in bagno che siamo fighe prese di sbieco e dall'alto:
sono in crisi, sono stanca forse mi uccido, uhm no lo farò domani prima vedo quante visite il mio ultimo post o quanti amici on line.

ahahah!

se avessero veri problemi che farebbero?
esploderebbero o imploderebbero?
spero la seconda, che di scansare pure certi resti non se ne parla.
già ho il mio daffare con la cacca di cani e piccioni sieropositivi cirropatetici da piazza.
hai una monetina, no dico: hai una monetina? che non ho i soldi per.
per cosa? cretina(o) che non ti manca niente, ma ne vuoi vedere fame?
una passata di vita di merda la dovrebbero collezionare tutti.
anche solo per smettere di credere di essere davvero impegnatistanchidistruttiesausti.


e poi difficilmente mi confondo in mezzo a qualcosa di solito.
perché l'intelligenza, se finora è stata accusata, ora si riprende morbida e serena il posto che le spetta.
che essere felici non è roba da poco:
ci vuole una mente capace, miei cari.

e questo post di autostima potete anche saltarlo a pié pari, io avevo bisogno di scriverlo e di continuare a ridere

ahahah!

mercoledì 5 marzo 2008

You won't remain insensitive

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Ecco che quando ci sono questi carboni, spenti, mi dico che ho da dirti.
Setaccio e imbuto: scelta e passaggio.

Ho il sentore d’uno spigolo in agguato:
ora dall’altra parte del mare si allungano tacche e grinfie, è una cosa che so.

Me lo dice Teresa, il mio stomaco:
contorcendosi al rovescio, gretti e squassati i ricordi
che arriveranno domattina.

Ecco che non posso evitare di dirti che ho da dirti.
Sì, a te.
(no no, mica tu, non guardavo te, no, ti dico che non sei tu)


Teresa? Ci sei? Pensi che abbia capito?
No, già, hai ragione.
Passa, che non ho ancora fatto un tiro
. . .





make efforts to show yourself under a more tender and merrier light

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make efforts to show yourself under a more tender and merrier light



Ma qui si parla italiano o no?
Ehi!
Restituitemi il mio idioma, quello a cui mi stavo lentamente abituando.

Opposto al testo, mi riduco acido ad un ammasso, agglomerato suona meglio?, di tentativi, di risoluzioni.
Siamo sulla via per damasco, stiamo percorrendo bordi polverosi dove i colori segnano gli orizzonti:
non c’è una linea guida, qui.
Tutto è cielo.
O tutto è suolo.
Dipende da dove tieni i piedi, amico mio.
(o da dove ce li ha fatti mettere il regista, sul palco)
Abbiamo prontamente arrotolato il viso per schermarlo da raggi invadenti, e ora disabituiamo la pelle alla luce diretta:
come potremmo quindi far di noi una mostra?
Per quali occhi astanti?

C’è un parterre di applausi che attende un sipario in meno:
i colli iniziano ad agitarsi aumentando lo spazio fra vertebra e cartilagine, con accelerata ma calcolata curiosa fiducia e iniziano a roteare palpebre in giro, quante uscite di sicurezza per ogni piano?

È sempre una questione di abbandono, il teatro:
ci si fida della perfetta menzogna inscenata ad arte, in caso contrario si perde una serata libera e si maledice il maltempo, anche oggi piove, governo ladro!





Utere temporibus

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E Ovidio e Orazio e le cose che fuggono e le rose che quando non è il momento sfioriscono.
Sfruttalo, ti dicono, il momento felice, chi fra di loro lo dica meglio non si decide in un salto e via, ma spolpalo e gustalo questo tempo.

Che anche io, hai detto prima, ti ho sentita sai?, a stringere quel dannato aggeggio elettrochimico ammasso di bande e emissioni a basso costo:
che anche io, sorridevi piccola.
E poi ti cercavi le dita bianche, sporche di studio in punta, è il penultimo esame Laura, tieni duro e conserva qualche mano per il mare caldo.

Ho contato le trame del vecchio tappeto rosso e tu poco più su a torcerti e spingerti, le ho contate tutte che si è fatta sera e tu hai continuato ad appenderti al timore come fosse orologio a molla:
qualcuno s’è scordato la carica, però.

Avrei voluto dirti ‘’Quod si deficiant vires, audacia certe laus erit: in magnis et voluisse sat est‘’ ma poi mi sarei dovuta tradurre un Properzio a naso e infastidirti di citazioni e Elegiarum bla bla non era proprio il caso, non su quel tappeto, non con certe trame, mia piccola.
Ma tu anche al tramonto, anche quando il ginocchio si piega à reverse (oddio sarà francese? inglese?), ti ostini con le forze in deficere a osare, anche quando nemmeno sai di farlo, laura, che sei bella quando ci credi, perché tremi?
Questo e un po’ d’altro avrei voluto dirti.

Che anche io, lo so, vorresti non dirlo tu.
Per una volta.





Évasion ou escape?Flucht

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ora cercando un angolo di coperta ho scoperto di avere piedi freddi e immobili, inutili alla fuga. ora volendo essere al contrario cosa farei per evitare il pianto e le difese estreme?




siamo meritevoli dei nostri nodi, delle braccia corte e di questa testa troppo grossa, troppo. non sappiamo fingerci indifferenza e ci feriamo di assenze e andate e ritorni, ci feriamo a morte.




ora parlando con la mia lingua dovrei essere cruda e severa e impedirle di essere a punta, secca, morta.


ora salendo l'ennesimo letto sciatto ho visto dove sviliscono i cuscini le loro forme e chiedo scusa.


ora sapendo che cosa significa so che non servirà.




(avevo bisogno di rileggerla, ora, oggi)





martedì 4 marzo 2008

Ouverture

1 cra cra

La sospensione sarà dovuta all’inverno
(ho pensato io, semitranquilla)
e dalla posizione di minima comunicabilità storica.

Tratteggio pensieri poco continenti e in bilico,
di terra sazia rotolo sull’erba in riva:
digerirò il tempo che ancora mi allontana dal tuo profumo?
(il bisogno di un tuo sentimento di lettura, tra me e me)

Come dire grazie senza nausea di bellezza,
ché lo vedo il non-sforzo
nelle vicinanze di un’apertura data
dalla semplicità che non immaginavi,
che ti mancava, vedo, da almeno un secolo

(e l’onda arriva facendosi vento, mi dico)






lunedì 3 marzo 2008

e se sbagli treno

1 cra cra

e non sai più come dire.
le onde che intrecciano altri nodi alla base della nuca,
sono parole incomprensibili.
con tutta la pesantezza possibile,
conti vocali e sillabe,
così tradurranno frasi di senso compiuto.
alle tue orecchie.
e alle loro
che da dietro un albero
puoi vedere meglio:
il prato, il posto e forse il cielo.

ma quando ti trasformi in straniero
non c'è tempo per decidere
di tornare indietro.
e se sbagli treno,
perdi il mare.



Tratto solitario

0 cra cra

Schiera i carriarma, li aggiunge per ovunque:
prezzemolo tagliato fino
Con un pizzico di voglia sulla lingua:
si gonfia, urta
Nella parte laterale quasi posteriore
si annidano acidi e polipi
Le fughe di case spopolano gl’intestini
Hai un altro cucchiaio,
questo è sporco di crusca e funghi

E vorrei bere il mio te






domenica 2 marzo 2008

In sonne

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Dest'assiduo e zelante spiego l’insonnia, dal ciglio direttamente al centro.
Gli occhi scagliano ai quattro venti lacrime d’indigenza: una mappa di stenti che si srotola fitta su tutta l’area di servizio visivo, fin quasi al collo.
Ci sarebbero ore ad attendere la decisione migliore sulla direzione da prendere, nel qual caso, ma non è questo, il caso.
Lì lingua piatta s’ingrossa, si fa palato, si fa bocca: e tace, grassa di colla.

C’è chi consiglia le pecore: contale, che il gregge ti soglia a riposo, ma qui il pastore dorme supino e di condurre ovini al pascolo non ci pensa, nemmeno con uno di quei riccioli che s’intrattengono col guanciale. E auguri e figli maschi a chi lo sveglia!

Si può sempre risolvere con la chiusa forzata di saracinesche e chiese:
l’immobile muterà in riposo prima del sole, forse.

Intanto le nuvole rincorrono tetti e case, arroccandole dall’alto di quel cielo così basso che ci sembra di ricordare ora, proprio qui, oltre il muro obliquo e la coltre e le allodole che ci cantano è quasi luce, è quasi ora: buonanotte, Antigone.





ribadisco, sire, grazi'al

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da vicino tutto è peggio di quel che sembrava da una distanza incommensurabile.



il gruppo è un organismo monopensante che si ciba di quelle volontà già abbastanza fragili dei facenti parte.
questi sacrificano la loro testa in nome di un pensiero unico, di gruppo, che non è altro, in fondo: un non-pensiero.
ma di gruppo, quindi sicuro.



da vicino tutto è come un grazi'al cazzo.



meriti e valori di uno sconosciuto che preferisce indossare la sua faccia finché non impari a riconoscerlo.
finché rimane a distanza ragguardevole.
finché non fermenta gruppo.



il gruppo di tutto il resto, col cazzo.



i così nominati facenti parte non ammettono intrusioni né strappi alle regole, all'unica regola:
difendere il gruppo, chiudere il cerchio.
ad angolo ottuso, a volte acuto, a seconda di come gira alla bisettrice:
la figa del gruppo.
la figa del cazzo.
un assioma.



perché crucciarsi delle non-ammissioni?



giustappunto sono qui a dileggiarne gli unici aspetti divertenti.



e chi più dice a parole - ah le parole del cazzo! - di non avere bisogno del gruppo, di stare meglio "solo" o "fuori" dal gruppo-pò-pò, o ancora di non volere in alcun modo sottostare a bandi compromettenti la libertà personale, ecco questo chi è un facente parte volontario e cruento.

uno dei più resistenti al cambiamento, a qualsivoglia movimento che non sia ondulatorio.

un colui che non ammette di non doversi circondare da catene di ogni foggia e peso e misura per poter desiderare la libertà.



un cazzo che si maschera da libero pensatore del cazzo per sommarsi sempre e comunque ridicolo in quanto centro e fautore della sua stessa prigionia sterile.



bene, a questo punto che cominci la battaglia di oggi.
l'ennesima giornata del cazzo, sire, ovvio.



e ricordate sempre:
andate tutti a farvi fottere, ripetutamente, di gusto ma anche no.
andate a farvi fottere, allegri facenti parte del cazzo.



(ci sono cose che mi fanno così schifo da impossibilitare il loro abbandono: devo vedere finoa che punto arrivano, fino a che punto ne reggo la vista, ribadisco, grazi'al cazzo)








due cose vecchie, stantie:
fotaccia e appunti di 'gruppo'.
che il pensiero unico vi seppellirà tutti!
oggi sono così allegra che stento a riconoscermi.
e dormo con la finestra aperta, che sta finendo, l'inverno:
buona domenica, ormai il sole si avvicina all'orologio, dormo prima che dica 'presente!'
=)